Piccoli crimini coniugali

3.75

Piccoli crimini coniugali è un film uscito nelle sale da pochissimi giorni e che sta occupando, per ora, l’ottavo posto.

Certamente non destinato a diventare un vero e proprio boom di incassi. Sarà più probabilmente ricordato per alcune somiglianze con “La Guerra dei Roses”.

Due protagonisti di grande carisma e bravura: Margherita Buy e Sergio Castellitto. Tuttavia, appaiono a tratti artificiosi e superficiali, anche in dialoghi dove dovrebbe prevalere maggiormente l’emozione. Perché sin dalle prime scene, si capisce che sotto c’è di più di quanto emerge.

La trama

Con Piccoli crimini coniugali, Alex Infascelli e Francesca Manieri vogliono portare sul grande schermo le dinamiche emotive e relazionali di una coppia in crisi, affrontando domande, dubbi e ricordi. Il tutto condito da una location inquietante e a tratti cimiteriale. Ma come si svolge la trama?

Il film racconta la storia di Elia, che dopo uno strano incidente domestico viene portato in ospedale. Al suo rientro  a casa ha dei forti vuoti di memoria, tale da non ricordare nemmeno di avere una moglie. Quest’ultima, interpretata da Margherita Buy, sarà al suo fianco in questo cammino. Lo aiuterà a ricostruire i ricordi del suo passato, ma nel farlo, tenderà ad omettere alcune cose e ad esaltarne delle altre.

Per quasi tutta la durata del film, lo spettatore si chiederà per quale motivo questa donna nasconde delle verità al marito. Quasi a volerlo proteggere contro un passato ancora più difficile da accettare.

Ciò che emerge dalla trama di Piccoli crimini coniugali è il dramma psicologico di un uomo che tenta disperatamente di ricostruire il puzzle della sua vita, ma che viene ingannato proprio da chi dovrebbe essergli più vicino. Elia a tratti ha dei flashback sul suo passato, pur non riuscendo a capire i motivi delle bugie della moglie.

E così, come in un gioco al massacro, fatto di rimpianti, frustrazioni, rivincite, delusioni  e voglia di ricominciare si disarticola una storia d’amore e di vita insieme, che a volte con crudeltà altre con tenerezza, affonda nei ricordi veri ed inventati.

Il film è tratto dal libro di Eric-Emmanuel Schmitt. Un filone che appartiene a quel genere che verrebbe in mente di chiamare “a porte chiuse”, perché celebra un privato intimo. L’intero l film si svolge in una sorta di dialogo. I due protagonisti si massacrano con le parole, fino a demolire i ricordi del passato e a ricostruirne degli altri. Ciò che proprio non emerge, è la dinamica che ha causato l’incidente domestico.

Grandi attori ma poco entusiasmo

Bravissimi Sergio Castellitto e Margherita Buy. Intelligenti nel riuscire a spogliare i protagonisti di tutte le loro menzogne e ipocrisie. Capaci di far emergere una coppia borghese e snob allo stesso tempo, che se da un lato crudelmente si attacca, dall’altro si lecca le ferite.

Un film non per tutti direi; una commedia noir, dove non dobbiamo cercare la storia d’amore, ma chiederci chi è l’assassino. Bravi gli attori a mantenere questa suspance per 85 lunghissimi minuti. Un dialogo terapeutico che si alterna fra momenti di attrazione (ad esempio nella scena in cui ricordano il loro primo incontro) e forti litigi.

E a tratti, possiamo anche provare a sorridere, ma di un sorriso ironico che maschera il massacro verbale della coppia.

Una critica a questo film mi viene spontanea. Forse per chi ha letto il libro, una commedia psicologica che indaga e mette a nudo i sentimenti di una coppia ormai al bivio, scritto con un linguaggio pulito ed essenziale e con un finale da “colpo di scena”,  il film lascia un po’ di disilluse attese.

Probabilmente si risente molto della mancata corrispondenza visiva fra le scene e i dialoghi; non a caso quasi tutto viene ambientato in una sola stanza. E infatti, ad un certo punto, la noia si fa sentire e il film rischia di diventare davvero piatto e amorfo.

Un film teatrale più che da grande schermo

Con Piccoli crimini coniugali, il regista romano Alex Infascelli, mostra ancora una volta le sue doti tecniche. Ma nonostante la presenza di due attori del calibro di Sergio Castellitto e Margherita Buy, il film rischia di soffocare e diventare soporifero. Diciamo che il taglio teatrale emerge in maniera forte facendo apparire questo film poco adatto per le sale cinematografiche.

Resta comunque un bell’esempio di cinema italiano. Per la prima volta il declino di una coppia non si nasconde dietro la chiave compiacente della commedia; preferisce rivelarsi attraverso una buona dose di crudeltà accompagnata da una sottile ironia.

E di questo dobbiamo ringraziare gli unici protagonisti di tutto il film, perfettamente calati nel ruolo. L’algida fotografia dell’ambiente fa tutto il resto.