Quando un padre

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Quando un padre film del regista esordiente Mark Williams, che dirige con grande maestria l’attore Gerard Butler, nel difficile intreccio tra famiglia e carriera.

Ha fatto registrare un incasso di circa 105.000 € dopo solo qualche giorno dall’uscita nelle sale. Nonostante le critiche non proprio positive…

La trama

Dane Jenser è un padre, un uomo, un marito che pensa che il vero benessere della sua famiglia sia legato esclusivamente all’aspetto economico. Per realizzare tutto ciò, fonda la sua vita esclusivamente sul lavoro e sul guadagno, mettendo a rischio non solo i suoi valori etici, ma anche il rapporto con la moglie e con i figli. Questa sua ascesa per fare carriera, lo porta un po’ alla volta ad alienarsi dal suo nucleo familiare, ad isolarsi dagli altri, in quanto non più capace di instaurare un rapporto comunicativo con loro.

Il destino gli giocherà un brutto scherzo, gettandolo in una crisi esistenziale senza via d’uscita, nel momento in cui suo figlio maggiore, Ryan si ammalerà di leucemia. A questo punto, tutta la prospettiva e i valori che considerava fondamentali per la sua vita, vengono a cambiare irrimediabilmente.

Un film drammatico che mette in luce il difficile rapporto fra un padre ed un figlio. Ma soprattutto la riscoperta dei valori importanti, come la famiglia, l’amore, le cose per cui conta davvero lottare.

Le criticità del film, fra buoni attori e storia scontata

Sicuramente un film piuttosto prevedibile. Tuttavia Quando un padre è accompagnato da un cast di grande professionalità, che interpreta meravigliosamente il proprio personaggio, rendendo vero anche un finale piuttosto scontato. Ma a fronte di una sceneggiatura fin troppo schematica, vi è la contrapposizione di un’ambientazione ben studiata, quella di Chicago e delle sue architetture.

Molto funzionale il comparto musicale. Qui il contrasto fra musica elettronica ed archi, segue le emozioni e gli stati d’animo dei personaggi, amplificandosi laddove c’è bisogno di mettere maggiore enfasi in una scena, piuttosto che in un’altra.

Ma cos’altro c’è nel film? Oltre alla perfetta interpretazione e sinergia fra gli attori, l’intera trama del film si alterna fra corse in ospedale e momenti di dura riflessione, fra le lamentele di una moglie annoiata e un po’ sfiorita e la competizione di un uomo d’altri tempo, che sogna il successo.

E poi c’è la vera morale del film, quella che ci invita a fermarci e a riflettere sulla nostra vita, a domandarci cosa abbiamo fatto e cosa potremo ancora fare, con l’inevitabile finale strappalacrime.

Una sceneggiatura poco originale, ma strappalacrime

La sceneggiatura di Quando un padre, di per se non è molto originale. Riprende degli stereotipi e luoghi comuni già visti in tanti altri film; quello che attira è la manifattura americana che ci propone sul mercato un film ben confezionato, sia nel cast che nella parte tecnica. Anche se alla fine, le emozioni regalate sono sempre le stesse.

E sicuramente dopo aver visto questo film, qualche domanda ce la facciamo pure noi. Nella società in cui viviamo oggi, in cui unico obiettivo è raggiungere il successo, quale prezzo siamo disposti a pagare pur di arrivare in alto? E quale sacrificio siamo disposti a fare per avere tutto ciò?

Questo è il punto di partenza che ha spinto il regista esordiente M. Williams a confezionare quest’opera. Però, nonostante un buon materiale di partenza, risulta alla fine un film già visto e rivisto, destinato a  essere dimenticato subito dopo aver versato l’ultima lacrima.

In conclusione, nonostante il mix di emozioni e sentimenti contrapposti al cinismo di una società basata sul valore del denaro, Quando un padre non riesce a rendere giustizia alla grande professionalità degli interpreti ne ai soldi incassati dai botteghini nella prima settimana di uscita.

Con ogni probabilità, non sarà un film annoverato tra i capolavori cinematografici.

 

Una valutazione su “Quando un padre