Tutto quello che vuoi

4.75

Quello che sto per recensire non è la classica storia d’amore… Ma un film che verrà ricordato perché parla di un sentimento profondo, quello dell’amicizia. Un’amicizia intensa fra un giovane scapestrato e un poeta. Un sentimento che riesce a graffiare il muro dell’indifferenza e a farci riflettere.

La trama

Siamo a Roma; nel cuore della città eterna nasce l’amicizia fra un giovane ventiduenne di Trastevere e un anziano poeta di 88 anni. Alessandro il primo e Giorgio il secondo, vivono a pochi passi l’uno dall’altro, ma non si sono mai incontrati. Il ragazzo  ribelle e disoccupato è costretto dal padre ad accettare un lavoro: fare da badante/accompagnatore a Giorgio, anziano poeta ormai dimenticato. E così, nelle continue passeggiate pomeridiane, Giorgio inizia a ricordare momenti vissuti del passato; come una sorta di caccia al tesoro alla ricerca di chissà quale bottino. La narrazione di certi eventi incuriosisce Alessandro. Insieme ad alcuni suoi amici, pensa che il poeta abbia qualcosa di prezioso nascosto chissà dove, e spera di trovarlo.

Nel film Tutto quello che vuoi, c’è qualcuno che perde e qualche altro che trova, come in una rocambolesca avventura dove si gettano le basi per una amicizia profonda; ed il film, che in realtà è una commedia, diventa ad un certo punto estremamente romantico, facendo emergere una certa tenerezza che dura per tutta la narrazione.

Ovviamente un film particolarmente attuale visto che al centro della scena ci sono le due grandi piaghe della società attuale. Da un lato l’Alzheimer di cui Giorgio è affetto e dall’altro il malessere dei giovani d’oggi. L’incontro generazionale fra i due protagonisti permetterà ad ognuno di loro di trarre qualcosa di importante dall’altro e di instaurare quel patto di profonda amicizia, dove emergono ancora sentimenti puri.

Da “Scialla” ad un nuovo spaccato di vita; il ritorno di Francesco Bruni

Il film che ha ispirato lo sceneggiatore e regista Francesco Bruni nasce da un vissuto reale, quello di suo padre affetto da qualche anno proprio dal morbo di Alzheimer e che lo ha portato ad una progressiva perdita di memoria. Quindi ispirato ad una storia vero, Bruni fa di questo film un vero capolavoro. Riesce a mettere in luce le piaghe di una mente, che perdendosi cerca di ritrovare qualcosa.

Profonda l’interpretazione di Giuliano Montaldo che dà vita al personaggio di Giorgio. Per tutta la durata del film, appare naturalmente “vero”, sopra le righe. Ottimo anche il confronto dell’altro protagonista Andrea Carpenzano, che interpreta il giovane Alessandro e che sotto la guida di Bruni, riesce a mantenere alta l’attenzione dello spettatore.

Francesco Bruni non è un regista di quelli che girano un film all’anno. Ma di quelli che aspettano che arrivi l’idea buona. Con questo film ha davvero sorpreso e incantato il pubblico in sala, con una presenza di circa 12 mila persone. Piazzatosi così in pochi giorni al 6° posto nel box office, con un incasso che supera gli 80 mila euro.

Il perché del successo è abbastanza chiaro.

“Tutto quello che vuoi”, è scorrevole, magnetico e accattivante; ma soprattutto è un film fatto di buoni sentimenti, assolutamente non paternalistico. L’incontro fra i due protagonisti è ben equilibrato, soprattutto grazie allo spessore che Montaldo dà al suo personaggio, facendolo apparire un poeta malato che si confronta con lo specchio della contemporaneità.

Ottima anche la scelta degli altri attori che hanno interpretato il film, alcuni dei quali alle prime esperienze e presi dalla strada, che rappresentano benissimo la Roma di quei ragazzi scapestrati e cattivelli, che sembravo non voler far nulla nella vita, se non bighellonare.

La morale della storia: generazioni a confronto che si riscoprono

Una storia di confronto e cambiamento, un romanzo di formazione, fatto di ricordi che riaffiorano e qualche gag simpatica, da far ridere, come la divertente gita in Toscana per recuperare un tesoro, con la speranza di ricostruire la propria memoria.

Qual è il messaggio che vuole lanciare il regista?

Il film si anima quando il giovane badante e il suo gruppetto di amici credono di poter recuperare un tesoro della seconda guerra mondiale, ricostruito nei ricordi sconnessi del poeta ormai dimenticato al pubblico. E così partono alla ricerca del bottino, per ritrovarsi poi fra le mani solo un vecchio paio di scarponi militari.

Il poeta dimenticato diviene quindi il simbolo di una figura che rasenta il patetico senza però caderci dentro. Mentre i giovani romani simboleggiamo la noia verso una società che non ti dà più nulla. Insieme, in questo scontro fra generazioni, riescono a trovare un punto di incontro; un terreno fertile nel quale il poeta sconosciuto diventa invece il simbolo di un mondo annientato dall’ignoranza, nonostante le nuove tecnologie e le nuove frontiere del sapere.

Un testo malinconico e allo stesso tempo così estremamente reale, da far venire la pelle d’oca e perché no, qualche lacrima.