La sera in cui si bussa a tutte le porte

Via dei Tigli, il trentun ottobre, non somigliava a nessun’altra sera dell’anno.
Le siepi erano piene di ragnatele finte. Su quasi ogni cancello penzolava uno scheletro di plastica che ballava appena, mosso dal vento. E dalle sette in poi la strada si riempiva di bambini travestiti che correvano da un vialetto all’altro con i sacchetti già mezzi pieni.
Nina era una strega, ma una strega pratica: aveva tenuto le scarpe da ginnastica, perché con le ciabatte a punta non si corre.
Teo era un vampiro con i denti che scivolavano, e ogni tre passi doveva rimetterli a posto con la lingua.
Bea non aveva voluto travestirsi da niente in particolare: si era messa un lenzuolo con due buchi e diceva che era un classico, e che i classici non si discutono.
Avevano fatto sei case, e in tutte e sei era andata bene.
«Ne manca una sola,» disse Teo, contando i cancelli che restavano.
Nina alzò gli occhi verso il fondo della via, dove i lampioni finivano e cominciava il buio.
«No,» disse. «Ne manca nessuna.»
Perché il numero 13, in via dei Tigli, non si conta.