La volpe e l’uva

L’uva acerba

Capitolo 3 di 3

La volpe si sedette. Guardò il grappolo un’ultima volta, e sentì una cosa scomoda che le saliva dentro: non era la fame, era la vergogna.

Fu allora che, dietro di lei, sentì un fruscio. Sul muretto c’era un merlo che l’aveva osservata per tutto il tempo.

«Niente da fare, eh?» disse il merlo.

La volpe si alzò subito, si scrollò la polvere di dosso e sistemò la coda con molta dignità.

«Da fare?» rispose. «Ma io non volevo prenderla affatto. L’ho guardata bene, quell’uva: è acerba. Verde, aspra, immangiabile. Non la vorrei nemmeno se me la regalassero.»

E se ne andò a testa alta lungo il sentiero, senza voltarsi.

Il merlo rimase sul muretto. Poi volò sul pergolato, staccò un acino, e lo mangiò. Era dolcissimo.

La morale della favola è questa: quando non riusciamo ad avere una cosa, è facilissimo dire che non la volevamo. Ma la verità non cambia perché la raccontiamo diversa, e nel frattempo qualcun altro sta mangiando l’uva.

Parole della storia
acerba
Un frutto non ancora maturo, duro e aspro.
acino
Un singolo chicco d'uva.
grappolo
Tanti acini d'uva attaccati insieme.
merlo
Un uccello nero che canta molto bene.
pergolato
Una struttura di pali dove crescono le viti.
rincorsa
Una corsa fatta prima di saltare, per andare più in alto.

Hai finito la storia!

Speriamo ti sia piaciuta «La volpe e l’uva».

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