Salti, corse e capitomboli
Il primo salto fu buono. Arrivò a un palmo dal grappolo, sfiorò una foglia, e ricadde a terra sulle quattro zampe.
«Quasi,» si disse. «La prossima volta ci arrivo.»
Il secondo salto fu più lungo. Il terzo pure. Al quarto prese la rincorsa da lontano, corse più forte che poté, e si lanciò così in alto che per un istante credette davvero di avercela fatta.
Non ce l’aveva fatta.
Provò a saltare di lato. Provò ad arrampicarsi sul palo, e scivolò giù lasciando quattro righe nella corteccia. Provò a scuotere il pergolato con tutto il peso che aveva, ma il pergolato non si mosse di un centimetro.
Provò ancora, e ancora, e ancora.
Quando finalmente si fermò, aveva la lingua di fuori, la coda impolverata e il fiato corto. Il sole era quasi tramontato.
E l’uva era esattamente dove era prima: là in alto, tranquilla, perfetta.