Dietro la porta

Accese la torcia.
La porta della cantina era quella vecchia di legno, con la maniglia che va girata verso l’alto e la serratura che non chiude da anni.
Bruno appoggiò la mano sul legno. Dall’altra parte, qualcosa si mosse.
«Chi sei?» chiese, e gli uscì una voce sottilissima.
Silenzio.
Poi un rumore nuovo: un raspare corto, in basso, proprio contro il fondo della porta.
Bruno girò la maniglia verso l’alto e aprì.
Il buio della cantina è un buio diverso da tutti gli altri: è freddo, sa di cartone e di terra, e si mangia la luce della torcia dopo due metri.
Il raggio tremava perché tremava la mano.
Illuminò i gradini. Le scatole. La bicicletta vecchia.
E poi, in fondo, due punti verdi.
Bruno smise di respirare.
I due punti verdi si mossero, e sopra di loro comparve una forma grigia, magra, con le orecchie basse e la coda che sbatteva contro la parete.
Tum.