Il gatto delle tre e dieci

Era un gatto.
Un gatto grigio con una macchia bianca sul petto, magro come un chiodo, che stava dritto davanti alla finestrella della cantina e guardava Bruno come si guarda qualcuno che arriva molto, molto in ritardo.
I colpi erano la sua coda contro il fondo della porta. Il raspare erano le unghie. E la finestrella lassù in alto era il posto da cui era entrato — probabilmente saltando giù una notte, senza pensare a come sarebbe risalito.
«Ma quanto sei stato qui?» disse Bruno.
Il gatto disse una cosa in gattese, brevissima, che voleva chiaramente dire troppo.
Bruno salì, prese il prosciutto dal frigorifero — tutto, non una fetta — e tornò giù. Poi aprì la porta della cantina fino in fondo, si sedette sul primo gradino e aspettò.
Il gatto ci mise un po’. Poi passò, sfiorandogli le gambe, e uscì in giardino senza fretta, come se avesse deciso lui.
La mattina dopo Bruno raccontò tutto a colazione, e stavolta lo raccontò a voce alta, tutto d’un fiato, con la bocca piena.
Ilaria disse che era impossibile.
Poi guardò fuori dalla finestra e non disse più niente, perché sul muretto del giardino c’era un gatto grigio con una macchia bianca sul petto, seduto composto, che aspettava.
Adesso viene tutte le notti. Si ferma sul muretto sotto la finestra di Bruno, e qualche volta, quando ha voglia di compagnia, batte la coda contro la grondaia.
Tum. Tum. Tum.
Sempre alle tre e dieci.
Ma Bruno ormai dorme.
Parole della storia
- cantina
- Stanza sotto il livello della casa, fresca e buia, dove si tengono cose vecchie o scorte.
- grondaia
- Canale sul bordo del tetto che raccoglie e porta giù l'acqua piovana.
- puntuale
- Che arriva esattamente all'ora giusta, senza ritardo.
- raspare
- Strisciare le unghie su una superficie, facendo un rumore ruvido.
- serratura
- Il meccanismo di una porta in cui gira la chiave per chiuderla.
- sfiorare
- Toccare appena, con delicatezza, quasi senza premere.
- tapparella
- Serranda avvolgibile che si abbassa davanti alla finestra per fare buio.
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