Il rumore delle tre e dieci

Dietro la porta

Capitolo 4 di 5
Una torcia illumina la porta aperta della cantina: dentro, scatoloni, una vecchia bicicletta e due piccoli occhi verdi nel buio

Accese la torcia.

La porta della cantina era quella vecchia di legno, con la maniglia che va girata verso l’alto e la serratura che non chiude da anni.

Bruno appoggiò la mano sul legno. Dall’altra parte, qualcosa si mosse.

«Chi sei?» chiese, e gli uscì una voce sottilissima.

Silenzio.

Poi un rumore nuovo: un raspare corto, in basso, proprio contro il fondo della porta.

Bruno girò la maniglia verso l’alto e aprì.

Il buio della cantina è un buio diverso da tutti gli altri: è freddo, sa di cartone e di terra, e si mangia la luce della torcia dopo due metri.

Il raggio tremava perché tremava la mano.

Illuminò i gradini. Le scatole. La bicicletta vecchia.

E poi, in fondo, due punti verdi.

Bruno smise di respirare.

I due punti verdi si mossero, e sopra di loro comparve una forma grigia, magra, con le orecchie basse e la coda che sbatteva contro la parete.

Tum.

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