Il fantasma di Canterville

Capitolo 1 — Una casa con il fantasma compreso nel prezzo

Capitolo 1 di 6

Quando il signor Hiram Otis, diplomatico americano appena arrivato a Londra, annunciò di voler comprare il castello di Canterville, tutti cercarono di farlo ragionare.

Il primo fu proprio Lord Canterville, il proprietario, che era un uomo onesto e non voleva vendere la casa senza dire tutto.

«Signor Otis, devo avvertirla» disse. «Nel castello c’è un fantasma. Lo hanno visto i miei genitori, lo hanno visto i miei nonni, e mia zia, la duchessa, una sera se lo trovò alle spalle mentre si vestiva per la cena. Due mani di scheletro sulle spalle. Non si è mai più ripresa.»

Il signor Otis sorrise con grande cortesia.

«Lord Canterville, io vengo da un paese moderno. Da noi tutto quello che si può comprare con i soldi c’è già. Se in Europa esistesse davvero un fantasma, qualcuno dei nostri lo avrebbe già portato in America e lo mostrerebbe alle fiere a un dollaro a biglietto.»

«Il fantasma esiste» insistette Lord Canterville. «Anche se forse non ama essere esibito.»

«Allora lo compro insieme ai mobili» disse il signor Otis. E così fu.

Qualche settimana dopo, in un pomeriggio di luglio, la famiglia Otis arrivò a Canterville. C’erano il signor Otis e sua moglie, una signora sana e pratica che non aveva mai avuto un mal di testa in vita sua. C’era Washington, il figlio maggiore, un ragazzo biondo che ballava benissimo e non sapeva fare quasi nient’altro. C’era Virginia, quindici anni, capelli chiari e grandi occhi seri, che montava a cavallo meglio di chiunque. E c’erano i gemelli, due ragazzini così scatenati che in famiglia li chiamavano Stelle e Strisce, come la bandiera, perché erano sempre al vento.

Mentre la carrozza percorreva il viale, il cielo si coprì di colpo. Un corvo passò in silenzio sopra le loro teste. Poi cominciò a piovere.

Sulla porta li aspettava la governante, la signora Umney, una vecchina vestita di nero con un grembiule bianchissimo. Fece un inchino e li accompagnò in biblioteca, dove era pronto il tè.

Fu lì che la signora Otis notò la macchia.

Era sul pavimento, accanto al camino: una macchia scura, rosso ruggine, grande come un piatto.

«Oh, qualcuno ha rovesciato qualcosa» disse.

«Sì, signora» rispose la signora Umney, abbassando la voce. «È sangue.»

«Che orrore. Non voglio macchie di sangue in salotto. Va tolta subito.»

La governante sorrise come si sorride ai bambini.

«È il sangue di Lady Eleonore de Canterville, signora. Suo marito, Sir Simon, nel 1575 le fece una cosa terribile. Lui sparì nove anni dopo, e nessuno sa come. Ma il suo spirito è ancora qui. E la macchia non se ne va. Nessuno è mai riuscito a toglierla.»

«Sciocchezze» disse Washington, che si era già inginocchiato con una boccetta in mano. «Smacchiatore Campione di Chicago. Toglie tutto, anche il passato.»

Strofinò per qualche secondo. La macchia sparì.

«Visto?» disse trionfante.

In quel momento un lampo illuminò la stanza, un tuono fece tremare i vetri, e la signora Umney svenne.

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