Capitolo 2 — La macchia che tornava ogni mattina
La mattina dopo la macchia era di nuovo al suo posto.
«Non capisco» disse Washington. «Lo Smacchiatore Campione non ha mai fallito.» La strofinò di nuovo e la macchia sparì di nuovo.
La mattina seguente era tornata.
Il signor Otis chiuse la biblioteca a chiave, la sera, e si mise la chiave in tasca. La mattina la macchia c’era lo stesso. A quel punto anche lui cominciò a pensare che forse, dopotutto, il fantasma esisteva. Ma lo pensò con calma, come si pensa a un problema dell’impianto idraulico.
Quella notte, all’una in punto, il signor Otis fu svegliato da un rumore in corridoio. Un rumore di metallo. Di catene trascinate sul pavimento, un passo dopo l’altro, sempre più vicino.
Si alzò, si mise le pantofole, prese una boccetta dal comodino e aprì la porta.
Davanti a lui, alla luce della luna, c’era un vecchio dall’aspetto spaventoso. Gli occhi rossi come carboni. I capelli lunghi e grigi, arruffati. I vestiti antichi, sporchi, strappati. E ai polsi e alle caviglie, pesanti catene arrugginite.
«Mio caro signore» disse il signor Otis «devo davvero pregarla di oliare quelle catene. C’è gente che cerca di dormire. Le ho portato una boccetta di Lubrificante Sole Nascente: basta una goccia e non cigolano più. Gliela lascio qui sul tavolino. Se ne serve dell’altra, chieda pure.»
Posò la boccetta, gli augurò la buonanotte e richiuse la porta.
Il fantasma di Canterville rimase immobile per un lungo momento, indignato come non era mai stato in trecento anni. Poi scagliò la boccetta sul pavimento e si lanciò lungo il corridoio emettendo un gemito cupo e una luce verdastra.
Era quasi arrivato in cima allo scalone quando una porta si aprì, comparvero due piccole figure in camicia da notte e un grosso cuscino gli passò attraverso la testa.
Erano i gemelli.
Il fantasma non ebbe altra scelta che sparire dentro il muro nel modo meno dignitoso possibile.
Arrivato nella sua stanza segreta, si appoggiò a un raggio di luna e cercò di calmarsi. Pensò a tutto quello che aveva fatto in tre secoli. Alla duchessa con le mani di scheletro sulle spalle. Alle quattro cameriere che erano scappate urlando perché lui aveva riso, da dietro una tenda. Al pastore a cui aveva spento la candela mentre scendeva dalla biblioteca, e che da allora si faceva curare i nervi. Al vecchio Lord Canterville, trovato una mattina con un fante di cuori in gola, dopo avere giurato di aver visto il fantasma giocare a carte.
E adesso questi americani gli offrivano dell’olio. E gli tiravano i cuscini.
«Mai» sussurrò al buio. «Mai nella storia dei fantasmi un fantasma è stato trattato così.»
E decise di vendicarsi.