Il fantasma di Canterville

Capitolo 5 — Virginia e la profezia

Capitolo 5 di 6

Un pomeriggio d’autunno Virginia rientrò da una passeggiata a cavallo con il vestito strappato dai rovi. Per non farsi vedere dalla madre salì dalla scala di servizio, e passando davanti alla Sala degli Arazzi vide la porta socchiusa.

Dentro c’era il fantasma.

Era seduto vicino alla finestra, con il mento appoggiato alla mano, e guardava le foglie gialle cadere dagli alberi del viale. Non faceva paura per niente. Sembrava soltanto molto vecchio e molto triste.

Virginia avrebbe potuto scappare. Invece entrò.

«Mi dispiace per lei» disse. «Ma i miei fratelli domani tornano a scuola. Se si comporta bene, nessuno la disturberà più.»

«Comportarmi bene?» Il fantasma si voltò, offeso. «Io sono un fantasma. Il mio lavoro è far rumore di notte e spaventare la gente. È l’unica ragione per cui esisto.»

«Non è una buona ragione» disse Virginia. «E poi lei ha rubato i miei acquerelli. Tutto il rosso, tutto il verde. Adesso non posso più dipingere i tramonti.»

Il fantasma abbassò lo sguardo. «Che cosa avrei dovuto fare? Il sangue vero è difficile da trovare, di questi tempi.»

Virginia sorrise, suo malgrado. Poi si sedette accanto a lui.

«Perché non va a dormire?» gli chiese piano. «Sembra così stanco.»

«Sono trecento anni che non dormo» sussurrò il fantasma. «Trecento anni. E vorrei tanto farlo.» Guardò fuori dalla finestra, verso il fondo del parco. «Lontano da qui, oltre il bosco di pini, c’è un piccolo giardino. L’erba è alta e soffice, le stelle sono grandi, e un usignolo canta tutta la notte. È il Giardino della Pace. Là si dorme per sempre, e non si sogna più. Ma io non posso entrarci. Non da solo.»

«Chi può aiutarla?»

«C’è una profezia.» Il fantasma indicò la finestra della biblioteca, dove, in lettere antiche dipinte sul vetro, c’erano dei versi che nessuno in famiglia aveva mai letto con attenzione. Li recitò a memoria:

Quando una ragazza d’oro
farà pregare chi ha sbagliato,
quando il mandorlo morto fiorirà
e una bambina piangerà per il perdonato,
allora tacerà la casa
e Canterville avrà pace.

«Sei tu la ragazza d’oro, Virginia» disse. «Se piangerai per me e pregherai per me, visto che io non so più come si fa, l’Angelo della Morte avrà pietà. Ma dovrai venire con me, attraverso il buio. Vedrai cose spaventose. Sentirai voci terribili. Hai paura?»

Virginia ci pensò un momento. Poi si alzò.

«Non ho paura» disse. «Andiamo.»

Il fantasma le prese la mano. La sua era fredda come il ghiaccio, ma Virginia non la lasciò. Insieme camminarono verso la parete della Sala degli Arazzi, e la parete si aprì come una nebbia. Si sentì un vento gelido, un fruscio d’ali, e poi più niente.

Il muro si richiuse. Virginia era sparita.

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