Capitolo 4 — I gemelli contrattaccano
Da quel momento la vita del fantasma diventò un disastro.
I gemelli tendevano fili di spago attraverso i corridoi bui, e lui ci inciampava. Spargevano burro sulle scale, e lui scivolava. Una notte, mentre passava sotto una porta socchiusa, si prese in testa una brocca d’acqua che i due avevano sistemato in bilico sullo stipite. Si bagnò fino alle ossa, per quanto un fantasma possa avere ossa, e si beccò un raffreddore tremendo.
Provò ad apparire nella camera dei gemelli nei panni di Jonas il Senza Tomba, uno dei suoi ruoli più terrificanti. Ma nel buio urtò un’armatura, che cadde con un fracasso spaventoso, e i gemelli si svegliarono ridendo e gli spararono contro palline di carta con la cerbottana.
Perfino la signora Otis, quando lo sentì lamentarsi in corridoio con una voce da oltretomba, uscì in vestaglia e gli offrì delle gocce per il mal di pancia.
A poco a poco il fantasma si arrese. Smise di trascinare le catene. Smise di apparire nei corridoi. Si muoveva solo quando era sicuro che tutti dormissero, in punta di piedi, con le pantofole di feltro, e usava di nascosto il Lubrificante Sole Nascente per non far rumore. Si vergognava moltissimo, ma lo faceva.
L’unica cosa a cui non rinunciò fu la macchia di sangue. Continuò a ridipingerla ogni notte, perché era il suo dovere e un fantasma, anche umiliato, ha il suo orgoglio.
Poi, un giorno, i colori finirono. La macchia smise di tornare. E la casa, per la prima volta da trecento anni, restò in silenzio.
Troppo in silenzio, pensò Virginia.