Il bosco dietro la scuola

Oltre il recinto

Capitolo 3 di 5

Il fischietto era del nonno di Mila, e il nonno lo teneva appeso in cucina al chiodo dello strofinaccio, e Mila lo aveva preso senza chiedere.

Questo è il motivo per cui alle quattro meno un quarto, invece di mettersi in fila, si trovò davanti alla rete.

«Non ci andare,» disse Vito.

Vito era il suo compagno di banco ed era uno che diceva sempre di non fare le cose, e poi le faceva insieme a te.

Mila mise il piede nella maglia della rete, tirò, passò una gamba e si lasciò cadere dall’altra parte.

Vito guardò il cortile alle sue spalle, sospirò, e scavalcò anche lui.

La prima cosa che Mila notò fu il rumore, o meglio, quanto poco ce n’era: dal cortile arrivavano ancora le voci, ma smorzate, come se fra lei e la scuola ci fosse un vetro.

La seconda cosa la notò con i piedi.

Il terreno scendeva.

Non di molto — non era una discesa da accorgersene guardandola — ma bastava che ci camminassi sopra per sentire che ogni passo era un po’ più facile dell’altro, e che tornare indietro sarebbe stato un po’ più difficile.

Andarono avanti fra i rovi, chiamando «fischietto» come si chiama un gatto, che è una cosa senza senso ma la si fa lo stesso.

Il magazzino, che dal cortile sembrava a venti passi, non arrivava mai.

E quando Mila si voltò per guardare la rete, la rete non si vedeva più.

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