La griglia
La trovarono perché Vito ci inciampò dentro.
In fondo alla discesa, dove il terreno si appiattiva e diventava fangoso, c’era una griglia di ferro larga quanto un tavolo, incassata nel terreno e coperta per metà di foglie marce.
Era lo scolo dell’acqua piovana: tutta l’acqua del cortile, del bosco e del tetto del magazzino finiva lì dentro.
E siccome tutto scendeva dalla stessa parte, da trent’anni, tutto finiva lì.
Non ci passava, però. Le sbarre erano troppo strette.
Mila si inginocchiò e cominciò a togliere le foglie con le mani.
Sotto c’era un pallone da calcio arancione, sgonfio come un cappello.
C’era uno scarpone.
C’era un flauto dolce di plastica, verde, con il segno dei denti sul boccaglio.
C’erano due cappelli diventati della stessa identica sfumatura di marrone, tre palline da tennis, una bambola senza un braccio, un guanto da portiere, un astuccio con ancora dentro le matite, una medaglietta d’ottone e una quantità di cose più piccole che si erano infilate negli angoli.
E, appoggiato di traverso su una sbarra, il fischietto di suo nonno.
Vito non disse niente per un po’.
Poi disse: «Non è che il bosco le prende.»
«No,» disse Mila. «È che scendono.»