Il Mago di Oz

Il ciclone

Capitolo 1 di 12

Dorothy viveva con lo zio Henry e la zia Emma in una piccola casa di legno in mezzo alla prateria del Kansas. Era una casa di una stanza sola, con una botola nel pavimento che portava alla cantina dei cicloni: un buco scavato nella terra dove rifugiarsi quando il vento diventava cattivo.

Intorno, fin dove arrivava l’occhio, c’era soltanto la prateria: piatta, immensa e grigia. Il sole aveva scolorito tutto, l’erba, la casa, perfino la zia Emma, che non rideva mai. L’unica cosa viva e allegra era Toto, un cagnolino nero con il pelo lungo e gli occhietti che brillavano.

Un pomeriggio l’aria si fece pesante e il cielo prese un colore strano, tra il verde e il giallo. Lo zio Henry uscì, guardò l’orizzonte e gridò: «Arriva il ciclone!» Corse verso la stalla, mentre la zia Emma spalancava la botola e scendeva in cantina.

«Presto, Dorothy!» chiamò. Ma proprio in quel momento Toto saltò giù dalle braccia della bambina e si nascose sotto il letto. Dorothy corse a prenderlo — e furono pochi secondi di troppo.

La casa tremò, si sollevò da terra e cominciò a girare su se stessa. Il vento l’aveva presa in pieno e la stava portando via, su, in mezzo al ciclone, come una barchetta in cima a un’onda.

Dorothy si aspettava di precipitare da un momento all’altro, ma non successe. La casa saliva e ondeggiava, e dopo un po’ di ore, siccome i bambini non possono avere paura per sempre, Dorothy strisciò fino al letto, si sdraiò, si strinse Toto al petto e si addormentò.

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