Il rumore dietro la porta
Fu in quel momento che si sentì un rumore.
Un abbaiare improvviso, forte, e poi il raschiare di unghie sul pavimento lucido, sempre più vicino.
«I cani!» gridò il topo di città. «Corri!»
Saltarono giù dal tavolo e attraversarono la stanza correndo come non avevano mai corso, mentre alle loro spalle qualcosa di grosso rovesciava una sedia. Si infilarono nel buco del battiscopa un secondo prima che fosse troppo tardi.
Rimasero al buio, appiattiti contro il muro, ad ascoltare i cani che grattavano dall’altra parte.
«Tranquillo,» sussurrò il topo di città quando riprese fiato. «Tra poco se ne vanno e torniamo a mangiare la torta.»
Il topo di campagna scosse la testa lentamente.
«Ti ringrazio davvero,» disse. «Ma io torno a casa mia. Le mie ghiande non sanno di niente, però le mangio seduto, fino in fondo, e nessuno mi corre dietro.»
La morale della favola è questa: meglio poco in pace che moltissimo nella paura. La ricchezza che costa la tranquillità non è un affare così buono come sembra.
Hai finito la storia!
Speriamo ti sia piaciuta «Il topo di città e il topo di campagna».