Il topo di città e il topo di campagna

Il palazzo in città

Capitolo 2 di 3

La casa in città era enorme. Il topo di campagna non aveva mai visto niente di simile: pavimenti lucidi, tende alte fino al soffitto, e un odore che gli fece girare la testa.

«Di qua,» disse il cugino, e lo portò attraverso un buco nel battiscopa fino a un posto che sembrava un sogno.

Sul tavolo della sala c’erano gli avanzi di una cena vera. Formaggio. Prosciutto. Pane bianco. Una torta con la crema. Uva vera, non ghiande.

«Servitevi pure,» disse il topo di città, saltando sulla tovaglia. «Qui si mangia così tutti i giorni.»

Il topo di campagna non sapeva da dove cominciare. Assaggiò il formaggio e chiuse gli occhi. Assaggiò la torta e li riaprì subito, per controllare che fosse tutto vero.

«Ma è meraviglioso,» disse con la bocca piena. «Perché non me l’hai mai detto? Io ho passato la vita a mangiare radici.»

«Appunto,» rise il cugino. «Adesso hai capito.»

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