La bella addormentata nel bosco

La tredicesima fata

Capitolo 2 di 6
La tredicesima fata, anziana e severa, con un mantello viola e un bastone, alza una mano sulla porta della sala del banchetto, davanti alla culla di una neonata e a una folla di invitati in silenzio.

La festa fu bellissima. Alla fine del banchetto, le dodici fate si avvicinarono alla culla, una dopo l’altra, e ognuna fece alla bambina il suo dono: la prima la bontà, la seconda la bellezza, la terza la ricchezza. La quarta le donò una voce dolce, la quinta il gusto del canto, la sesta una mente pronta e curiosa. E così via, finché la piccola ebbe tutto quello che si può desiderare al mondo, e la culla sembrò brillare di una luce tutta sua.

L’undicesima aveva appena finito di parlare, quando le porte della sala si spalancarono. Entrò la tredicesima fata. Non salutò nessuno e non guardò nessuno. Voleva vendicarsi di non essere stata invitata, e con voce fredda disse:

«Quando la principessa compirà quindici anni, si pungerà con un fuso, e cadrà a terra per non rialzarsi mai più».

Poi girò sui tacchi e uscì com’era entrata.

Nella sala calò un silenzio terribile. La regina strinse la culla, il re non trovò una parola.

Ma nella stanza c’era ancora una fata che non aveva fatto il suo dono: la dodicesima. Non poteva cancellare l’incantesimo, perché nessuna fata può disfare quello di un’altra. Poteva però addolcirlo.

«Non sarà la fine,» disse, facendosi avanti. «La principessa si pungerà, sì, ma cadrà in un sonno profondo. E dormirà per cent’anni».

Capitolo successivo Tutti i fusi del regno
Capitolo precedente Torna all'indice
Condividi