L’uovo d’oro
Il contadino non era ricco. Aveva un campo piccolo, una capanna con il tetto da riparare e una gallina bianca che gli era rimasta dopo un inverno difficile.
Quella mattina entrò nel pollaio come faceva sempre, mezzo addormentato, e infilò la mano sotto la gallina.
Ritirò la mano di scatto. L’uovo era freddo. E pesava troppo.
Lo portò fuori, alla luce. Era d’oro.
Si sedette per terra con l’uovo in mano e rimase lì un tempo lunghissimo, perché quando succede una cosa così bisogna dare al cervello il tempo di accettarla.
Poi corse in città e lo vendette. Con quei soldi riparò il tetto, comprò un maiale e mangiò carne per la prima volta dopo mesi.
Il mattino dopo tornò al pollaio quasi tremando. Sotto la gallina, nella paglia, c’era un altro uovo d’oro.
E così anche il giorno dopo. E quello dopo ancora.