La sfida
Il prato era pieno di animali quel mattino. C’erano gli scoiattoli sui rami bassi, le talpe con il naso fuori dalla terra, perfino il vecchio riccio che di solito dormiva fino a mezzogiorno.
La lepre stava facendo quello che faceva sempre: correre avanti e indietro, saltare i cespugli, fermarsi di colpo e ripartire, solo per far vedere quanto era brava.
«Nessuno di voi mi prenderebbe mai,» diceva ridendo. «Nemmeno se vi dessi tutto il tempo del mondo.»
Fu allora che dal bordo del sentiero arrivò una voce lenta e tranquilla. «Io ci proverei,» disse la tartaruga.
Ci fu un silenzio strano. Poi il prato scoppiò a ridere. La lepre rise così tanto che dovette sedersi.
«Tu?» disse asciugandosi gli occhi. «Tu impieghi un’ora per attraversare una pozzanghera!»
«Può darsi,» rispose la tartaruga senza scomporsi. «Ma non ho detto che sono veloce. Ho detto che ci proverei.»
La lepre si alzò di scatto. Non le piaceva quel tono calmo, non le piaceva per niente. «Va bene,» disse. «Domani mattina. Dalla grande quercia fino al vecchio mulino. E quando avrò vinto, non voglio più sentire una parola.»
«D’accordo,» disse la tartaruga. E si rimise in cammino, senza fretta, esattamente come prima.