Pinocchio

Nella pancia del pescecane e il bambino vero

Capitolo 8 di 8

Pinocchio provò a scappare, ma il pesce gigante lo inghiottì in un sol boccone, come si inghiotte un confetto.

Dentro era buio, umido e silenzioso. Il burattino camminò a tentoni, spaventatissimo, finché in lontananza vide un puntino di luce tremolante. Ci si avvicinò piano piano. E là, seduto a un tavolino, alla luce di una candela, c’era un vecchino con i capelli bianchi che mangiava dei pesciolini vivi.

«Babbo!» gridò Pinocchio, e gli corse incontro. Era Geppetto. Era finito nella pancia del pesce due anni prima, mentre attraversava il mare su una barchetta per andare a cercare il suo burattino scappato di casa.

Si abbracciarono a lungo, senza riuscire a dire una parola. Poi Pinocchio disse: «Non c’è tempo da perdere, babbo. Dobbiamo scappare.» «Ma come?» «Il pesce dorme con la bocca aperta. Usciremo da lì e nuoteremo.» «Io non so nuotare, Pinocchio.» «Non importa. Salterai sulle mie spalle: ti porterò io.»

E fu così: risalirono la gola del pescecane in punta di piedi, si tuffarono nel mare nero e Pinocchio nuotò tutta la notte, con Geppetto aggrappato alla schiena, finché all’alba i suoi piedi toccarono la sabbia.

Da quel giorno Pinocchio cambiò davvero. Trovò una capanna, si mise a lavorare: girava la ruota di un pozzo per guadagnare un bicchiere di latte al giorno per il suo babbo malato, intrecciava canestri di giunco e, la sera, imparava a leggere e a scrivere alla luce di una candela.

Una mattina, dopo mesi di fatica, mise da parte quaranta soldi per comprarsi un vestito nuovo. Ma seppe che la Fata dai capelli turchini era malata e non aveva di che vivere: senza pensarci un istante, mandò a lei tutti i suoi risparmi.

Quella notte sognò la Fata, che gli sorrideva e gli diceva: «Bravo, Pinocchio. Ai ragazzi che hanno cuore e che si prendono cura di chi amano, si perdonano sempre gli sbagli fatti.» E quando si svegliò — che meraviglia! — non era più un burattino di legno: si guardò le mani, il viso, i capelli e scoprì di essere diventato un bambino vero, in carne e ossa. In un angolo della stanza, appoggiato a una sedia, c’era il vecchio burattino di legno, immobile. Pinocchio lo guardò a lungo e disse, sorridendo: «Com’ero buffo, quand’ero un burattino… e come sono contento adesso di essere diventato un bambino perbene!»

Hai finito la storia!

Speriamo ti sia piaciuta «Pinocchio».

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