La stanza che non si apre

La porta senza maniglia

Capitolo 1 di 5

Traslocarono i primi di agosto, che è il mese peggiore per cambiare casa: fa caldo, non c’è nessuno per strada e tutti i negozi hanno il cartello «chiuso per ferie».

La casa nuova era al terzo piano di una palazzina gialla, sopra una panetteria con la saracinesca abbassata.

A Chiara piacque quasi subito, e per un motivo solo: aveva il corridoio lungo. I corridoi lunghi lei li aveva sempre voluti.

Il primo giorno lo percorse tutto, contando le porte.

La sua camera. La camera di Nico. Il bagno. La camera della mamma. Lo sgabuzzino.

Cinque.

Poi, in fondo, ce n’era una sesta.

Era più stretta delle altre. Non aveva la maniglia — solo un buco tondo, dove la maniglia una volta c’era stata — ed era stata riverniciata insieme al muro, dello stesso bianco, come se qualcuno avesse sperato che smettesse di sembrare una porta.

Chiara ci appoggiò sopra la mano per spingere.

E la tolse subito.

Non perché la porta si fosse mossa.

Perché era calda.

Non bollente. Calda come una persona: calda come quando appoggi la mano sulla schiena di qualcuno che dorme.

Chiara si voltò a guardare il corridoio dietro di sé, che era vuoto e pieno di scatoloni, e poi rimise la mano sul legno per essere sicura.

Era ancora calda.

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