Il Segreto del Faro di Punta Corvo

La mappa nella soffitta

Capitolo 1 di 6

La pioggia tamburellava sul tetto quando Leo salì in soffitta per sfuggire alla noia di un pomeriggio d’agosto. Da quando il nonno Elia non c’era più, nessuno saliva quassù, e l’aria sapeva di legno vecchio e di polvere.

In un angolo, sotto una coperta grigia, c’era il baule da marinaio del nonno. Leo lo aveva visto mille volte, ma non lo aveva mai aperto. Quel giorno, chissà perché, il coperchio cedette con un cigolio.

Dentro c’erano una vecchia lampada, una corda arrotolata, un maglione che profumava ancora vagamente di mare. E, in fondo, avvolta in un panno cerato, una mappa.

Leo la srotolò con cautela. Era disegnata a mano, con una calligrafia sottile: la costa di Punta Corvo, il faro, e una linea tratteggiata che scendeva lungo la scogliera fino a una piccola X, accanto a una scritta: «Dove la luce si spegne, la strada comincia».

Sotto la mappa, legata a un nastro sbiadito, c’era una chiave d’ottone pesante, con la testa a forma di gabbiano.

Il cuore di Leo prese a battere forte. Il nonno gli aveva sempre detto, con un sorriso furbo, che a Punta Corvo c’era «un segreto che aspettava la persona giusta». Leo aveva sempre pensato fosse una delle sue storie della buonanotte.

E se non lo fosse stato?

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