Il tesoro di nonno Elia
Si sedettero sul pavimento del faro, il cuore che ancora galoppava, e aprirono il baule per davvero.
Non c’erano monete d’oro. Non c’erano gioielli. C’era un quaderno di pelle consumata — il diario di bordo del nonno Elia — e, avvolto in un panno, un piccolo cannocchiale d’ottone che il tempo non era riuscito a spegnere.
Leo aprì il diario. Pagina dopo pagina, il nonno raccontava i suoi viaggi da giovane marinaio: le tempeste, i porti lontani, il giorno in cui aveva trovato quella grotta e aveva deciso di farne un segreto «da lasciare a chi avesse abbastanza coraggio da cercarlo».
L’ultima pagina non era una data di viaggio. Era una lettera. «Se stai leggendo queste righe,» aveva scritto il nonno, «vuol dire che non hai avuto paura. Il tesoro non è nel baule, ragazzo mio: è la strada che hai fatto per arrivarci, e le persone che erano con te. Guardati intorno. Loro sono l’oro.»
Leo alzò gli occhi. Sara aveva le guance rigate di lacrime e sorrideva. Tommaso, per una volta, non aveva battute pronte: aveva solo una mano sulla spalla dell’amico.
Tornarono a Punta Corvo mentre il sole calava e tingeva d’arancione le case. Nessuno, in paese, avrebbe mai immaginato dove erano stati.
Quella sera, dalla finestra, Leo guardò il faro lontano. Era spento, come sempre. Eppure, per la prima volta da anni, gli sembrò che in cima brillasse una piccola luce. Forse era solo un riflesso. O forse era l’inizio della prossima avventura.
Hai finito la storia!
Speriamo ti sia piaciuta «Il Segreto del Faro di Punta Corvo».