Il Segreto del Faro di Punta Corvo

La grotta e la marea

Capitolo 5 di 6

I gradini finivano in una grotta immensa, la volta persa nell’oscurità. L’acqua si era ritirata, lasciando la sabbia bagnata e lucida, e in fondo, su una sporgenza di roccia, li aspettava un baule di legno cerchiato di ferro.

Corsero verso di esso. Era chiuso da un lucchetto arrugginito, ma la corda del nonno e un colpo ben assestato di Tommaso con una pietra ebbero la meglio. Il coperchio si sollevò.

Ma prima che potessero guardare dentro, un suono li gelò: un lungo sciabordio, e poi lo scroscio dell’acqua che rientrava nella grotta. La marea stava tornando, più veloce di quanto Sara avesse calcolato.

«L’uscita!» gridò Leo. L’acqua saliva già alle caviglie, gelida. Afferrarono il baule per le maniglie — pesava, ma non lo avrebbero lasciato lì — e si lanciarono verso i gradini.

L’acqua saliva alle ginocchia, poi ai fianchi. Tommaso scivolò e Sara lo afferrò per il braccio, tirandolo su. «Il patto dei tre!» ansimò. «Nessuno resta indietro!»

Raggiunsero i gradini e salirono, un piede dopo l’altro, con il mare che ruggiva alle loro spalle. Solo quando furono di nuovo nel faro, fradici e senza fiato, osarono fermarsi.

Fuori dalla botola, l’acqua riempì la grotta come un respiro. Erano salvi. E il baule era con loro.

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