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Indovinelli de Lo Hobbit: la gara tra Bilbo e Gollum

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Nel quinto capitolo de Lo Hobbit, Bilbo Baggins si ritrova solo e al buio nelle gallerie sotto le Montagne Nebbiose, con in tasca un anello raccolto per caso nella polvere. È lì che incontra Gollum, ed è lì che i due si sfidano al gioco più antico che conoscono: una gara di indovinelli, con una posta che non ammette pareggi. Se vince Bilbo, Gollum lo accompagna all’uscita; se vince Gollum, se lo mangia.

Sono nove indovinelli veri e propri — cinque di Gollum, quattro di Bilbo — più una decima domanda che indovinello non è, e che decide la partita. Li trovi qui sotto uno per uno, raccontati nella sostanza e non nelle parole di Tolkien, con la risposta nascosta sotto ciascuno: leggi la domanda, prenditi il tempo di ragionarci e apri la soluzione solo quando ti arrendi.

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Indovinelli Lo Hobbit

La gara di indovinelli nel buio: come funziona

Il gioco degli indovinelli, spiega Tolkien, è antichissimo e ha regole precise che nessuno si sogna di rompere, nemmeno una creatura come Gollum: si va a turno, chi non indovina ha perso e chi vince incassa quello che è stato pattuito. La tensione della scena non nasce dal pericolo fisico, ma proprio da lì: entrambi rispetteranno il patto fino in fondo.

I due si alternano, e comincia Gollum. Nessuna risposta richiede cultura, nessuna è un gioco di parole. Sono le cose più comuni del mondo, descritte da un punto di vista che le rende irriconoscibili: è la regola d’oro dell’indovinello classico, applicata alla lettera.

Gli indovinelli di Gollum

Gli indovinelli di Gollum sono i più cupi dei due: parlano di cose enormi, buie e antiche e riflettono il mondo in cui vive da secoli, un lago sotterraneo senza luce. Sono anche i più difficili, e non è un caso che sia proprio l’ultimo a mettere Bilbo con le spalle al muro.

1. Le radici che nessuno vede. Gollum apre chiedendo che cosa abbia radici invisibili, superi in altezza gli alberi, e continui a salire su e su pur non crescendo mai.

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La montagna. Le radici sono le fondamenta di roccia sotto terra; «sale» perché svetta verso il cielo, ma è ferma da milioni di anni e quindi non cresce. Gollum sceglie come prima immagine esattamente il posto in cui si trovano tutti e due.

2. Quello che grida senza voce. La seconda domanda descrive qualcosa che grida senza avere voce, vola senza ali, morde senza denti e borbotta senza bocca.

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Il vento. Tutta la costruzione è per sottrazione: ogni verbo evoca un animale o una persona, e ogni volta la frase toglie l’organo che servirebbe per farlo. Quello che resta è una forza che si sente e non si vede.

3. Quello che non si può vedere né toccare. Gollum parla poi di una cosa che non si vede e non si tocca, che sta dietro le stelle e riempie le cavità vuote: arrivata per prima, resterà per ultima, e spegne il riso come spegne la vita.

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Il buio. È il più bello dei cinque, e il più adatto a chi lo pone: Gollum non descrive un fenomeno, descrive la propria casa. Sta dietro le stelle perché lo spazio fra una stella e l’altra è nero, ed è arrivato per primo perché prima della luce non c’era altro.

4. Vivo, ma senza respiro. Il quarto enigma racconta di un essere vivo che non respira, freddo come un morto, che non ha mai sete e beve sempre, e che porta addosso una maglia di anelli che non tintinna mai.

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Il pesce. La «maglia» sono le squame, che ricordano una cotta d’arme ma non fanno rumore; beve sempre senza aver sete perché è immerso nell’acqua. Bilbo lo risolve in fretta: è un enigma da lago, e il lago è lì davanti a loro.

5. Quello che divora ogni cosa. L’ultimo indovinello di Gollum chiede che cosa divori tutto — uccelli, bestie, alberi, fiori, re, città e montagne —, roda il ferro, morda l’acciaio e riduca in polvere la pietra più dura.

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Il tempo. È l’indovinello che avrebbe dovuto chiudere la partita, ed è l’unico su cui Bilbo si blocca davvero. Se ne esce perché, in preda al panico, chiede a voce alta un momento di tempo per pensare: dice la parola giusta senza volerlo, e Gollum deve accettarla. A salvarlo non è l’ingegno ma la fortuna — e di lì a poco succederà di nuovo.


Gli indovinelli di Bilbo

Gli indovinelli di Bilbo sono l’esatto opposto: dove Gollum evoca montagne e oscurità, lui parla di cose di casa. Sono le immagini di uno hobbit cresciuto in una collina comoda e piena di dispense, e il contrasto fra i due repertori è tutta la scena in miniatura.

1. I cavalli bianchi sulla collina rossa. Bilbo descrive trenta cavalli bianchi schierati su una collina rossa: prima mordono, poi battono, poi restano fermi.

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I denti. La collina rossa sono le gengive, i trenta cavalli bianchi i denti che mordono, masticano e poi si fermano. È il più antico dei quattro: varianti circolavano nel folklore inglese e nordico molto prima di Tolkien, che lo riprese come si riprende un canto popolare.

2. Un occhio in un volto azzurro. Il secondo enigma mette in scena un occhio dentro un viso azzurro che ne guarda un altro dentro un viso verde: i due si somigliano moltissimo, dice Bilbo, ma quello in basso sta molto più in basso di quanto quello in alto stia in alto.

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Il sole che splende su una margherita. Il volto azzurro è il cielo, quello verde il prato; i due «occhi» sono il disco del sole e il cuore giallo del fiore. È l’indovinello più debole della gara — Gollum protesta che è troppo facile — ma è l’unico in cui compare la luce del giorno, in una scena che si svolge tutta sottoterra.

3. Lo scrigno senza chiave. Bilbo parla poi di uno scrigno senza cerniere, senza chiave e senza coperchio, che nonostante questo custodisce all’interno un tesoro dorato.

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L’uovo. Il guscio è una scatola perfettamente chiusa, il tesoro dorato è il tuorlo. Anche questo è tradizionale, fra i più diffusi in Europa: se ne trovano versioni quasi identiche in inglese, tedesco e italiano.

4. Senza-gambe su una-gamba. L’ultimo indovinello di Bilbo non descrive un oggetto ma una scena intera: uno che non ha gambe sta appoggiato su uno che ne ha una sola, mentre uno con due gambe siede su uno che ne ha tre, e a uno con quattro gambe tocca quello che avanza.

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Un pesce su un tavolino a una gamba, un uomo seduto su uno sgabello a tre e il gatto che si prende le lische. È l’enigma più costruito dei nove, perché va risolto per intero: indovinare solo il pesce non basta. Il meccanismo — contare le gambe di tutto ciò che c’è nella stanza — è lo stesso della Sfinge.


Un uovo e un pesce

«Che cosa ho in tasca?»: la domanda che non era un indovinello

A questo punto Bilbo ha finito le idee. Si tocca la tasca per prendere tempo, sente sotto le dita l’anello raccolto poco prima nel buio e, più che porre una domanda, pensa ad alta voce: che cosa ho in tasca? Gollum protesta, e ha ragione: non è un indovinello, è una domanda a cui si può solo tirare a indovinare. Ma concede tre tentativi.

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Le sue tre risposte sono, nell’ordine, le mani, un coltello e infine — quando ormai è disperato — dello spago, oppure niente.

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L’Anello. Quello che Gollum aveva perso poco prima e non sapeva ancora di aver perso, e che di lì a sessant’anni avrebbe messo in moto tutta la vicenda del Signore degli Anelli. Bilbo vince, ma vince con una domanda che non era ammessa: la sua vittoria nasce da uno strappo alle regole, ed è il primo segnale di quello che quell’oggetto sta già facendo a chi lo porta in tasca.

Una tasca vuota rivoltata

Che cosa rende un indovinello «alla Tolkien»

Tolta l’ambientazione, i nove enigmi hanno in comune le tre cose che rendono buono qualunque indovinello. La risposta è sempre un oggetto comunissimo, mai una nozione. La domanda lo descrive dal punto di vista di chi non sa che cos’è, e quasi sempre personificandolo, cioè prestandogli un corpo che non ha: il vento «morde», l’uovo è uno «scrigno», i denti sono «cavalli». E i dettagli che sembrano decorativi sono la chiave, mentre quelli che sembrano la chiave sono decorativi.

Una nota sull’ordine. Qui li abbiamo raggruppati per personaggio — prima i cinque di Gollum, poi i quattro di Bilbo — perché è così che si vede il contrasto fra i due mondi, e il contrasto è la cosa interessante. Nel libro però i due si alternano, e la sequenza vera è questa: montagna, denti, vento, sole sulla margherita, buio, uovo, pesce, senza-gambe, tempo. Letta in fila racconta un’altra cosa ancora: non è una gara di cultura, è un duello. Gollum torna sempre al buio, al freddo e alle cose senza volto; Bilbo risponde ogni volta con la luce e con la dispensa. Nessuno dei due sceglie a caso — ciascuno cerca il terreno dove l’altro è più a disagio.

È la stessa meccanica degli enigmi tramandati per secoli, e infatti alcuni di questi lo sono davvero: nella nostra raccolta di indovinelli classici ne ritrovi parecchi della stessa famiglia, con la stessa struttura di quelli di Bilbo. Se invece cerchi qualcosa che tenga testa al tempo di Gollum, la raccolta di indovinelli difficili è il posto giusto. E se la Terra di Mezzo per te è soprattutto quella dello schermo, puoi metterti alla prova con il quiz sul cinema.

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