Il rumore delle tre e dieci

La terza notte

Capitolo 3 di 5
Un bambino in pigiama scende le scale al buio con una mano sul muro e la torcia spenta nell’altra; dalla finestra una luce fioca

Alle 3:04 Bruno era già sveglio, seduto sul letto, con i calzini pesanti ai piedi e la torcia del papà in mano.

Aveva deciso una cosa semplice: non voleva più stare sdraiato ad aspettare i colpi. Voleva essere in piedi quando arrivavano.

3:07.

Aprì la porta della sua camera piano, di quel piano che si fa solo di notte, e il corridoio lo aspettava tutto nero.

Non accese la torcia. Gli sembrò che accenderla fosse peggio: una luce piccola fa vedere una cosa alla volta e lascia tutto il resto più buio di prima.

Camminò tenendo la mano sul muro.

3:09.

Le scale scricchiolarono sotto i calzini — non tutte, solo la quarta, che scricchiola sempre — e il rumore gli sembrò enorme.

In fondo alle scale c’era l’ingresso, e dall’ingresso partiva il corridoio corto che porta alla porta della cantina.

Bruno arrivò in fondo alle scale con il fiato corto.

3:10.

Tum. Tum. Tum.

I colpi arrivarono da dietro la porta della cantina, e adesso che era lì, a quattro passi, non sembravano più tre colpi normali.

Sembravano tre colpi di qualcuno che è chiuso dentro.

Bruno stava per tornare indietro — lo stava proprio per fare, aveva già spostato il peso su un piede — quando ne arrivò un quarto.

Tum.

Poi un quinto, più debole.

E Bruno si fermò, perché un rumore che fa paura e un rumore che chiede aiuto sono due cose diverse, e la differenza si sente subito.

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