La stanza che non si apre

Quello che dicono i grandi

Capitolo 2 di 5

«Mamma, la porta in fondo al corridoio è calda.»

La mamma era in ginocchio dentro uno scatolone e non uscì.

«È un armadio a muro. Dietro ci passa la caldaia del palazzo.»

«Ad agosto?»

«Ad agosto,» disse la mamma, con la voce di chi sta cercando il nastro adesivo.

E lì finì, come finiscono quasi sempre le cose dette a un adulto in mezzo a un trasloco.

Nico, che aveva cinque anni, non aveva nessun problema con la porta. Ogni volta che passava di lì le dava una pacca con la mano aperta e diceva «ciao», come si fa con un cane legato fuori dal negozio. Poi correva via.

Chiara, invece, cominciò a passare di lì apposta.

Era calda la mattina. Era calda il pomeriggio. Era calda anche alle undici di sera, quando il resto della casa si era finalmente raffreddato e il pavimento sotto i piedi era fresco.

La terza notte si svegliò con una cosa nuova.

Un odore.

Si mise a sedere sul letto e annusò, e non c’erano dubbi: era odore di pane.

Pane appena fatto, quello vero, quello che si sente per strada e ti fa girare la testa.

Chiara andò in corridoio, arrivò in fondo e mise la faccia vicino alla porta bianca.

Veniva da lì.

Poi si ricordò della saracinesca abbassata, del cartello «chiuso per ferie», e del fatto che sotto, ad agosto, non c’era nessuno.

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