Quello che dicono i grandi
«Mamma, la porta in fondo al corridoio è calda.»
La mamma era in ginocchio dentro uno scatolone e non uscì.
«È un armadio a muro. Dietro ci passa la caldaia del palazzo.»
«Ad agosto?»
«Ad agosto,» disse la mamma, con la voce di chi sta cercando il nastro adesivo.
E lì finì, come finiscono quasi sempre le cose dette a un adulto in mezzo a un trasloco.
Nico, che aveva cinque anni, non aveva nessun problema con la porta. Ogni volta che passava di lì le dava una pacca con la mano aperta e diceva «ciao», come si fa con un cane legato fuori dal negozio. Poi correva via.
Chiara, invece, cominciò a passare di lì apposta.
Era calda la mattina. Era calda il pomeriggio. Era calda anche alle undici di sera, quando il resto della casa si era finalmente raffreddato e il pavimento sotto i piedi era fresco.
La terza notte si svegliò con una cosa nuova.
Un odore.
Si mise a sedere sul letto e annusò, e non c’erano dubbi: era odore di pane.
Pane appena fatto, quello vero, quello che si sente per strada e ti fa girare la testa.
Chiara andò in corridoio, arrivò in fondo e mise la faccia vicino alla porta bianca.
Veniva da lì.
Poi si ricordò della saracinesca abbassata, del cartello «chiuso per ferie», e del fatto che sotto, ad agosto, non c’era nessuno.