Capitolo 3 — Il fantasma non si arrende
Per alcuni giorni non accadde niente, a parte la macchia, che tornava ogni mattina con colori sempre più strani. Un giorno era rosso scuro. Il giorno dopo rosso acceso. Poi viola. Una mattina, quando la famiglia scese per le preghiere, la trovarono di un bel verde smeraldo.
I gemelli presero l’abitudine di scommettere sul colore del giorno dopo. Solo Virginia non trovava la cosa divertente. Diventava seria ogni volta che guardava la macchia, e una volta, quando comparve verde, quasi si mise a piangere. Nessuno capì perché. Ma quella settimana la sua scatola di acquerelli era rimasta senza rosso, e poi anche senza verde.
Il fantasma, intanto, preparava il suo ritorno.
Scelse con cura il suo personaggio migliore: Rupert il Temerario, ovvero il Conte Senza Testa. Era un numero che non faceva da quarant’anni e che aveva provocato, all’epoca, un fidanzamento rotto e due svenimenti. Il vestito era complicato, l’armatura era pesante e la testa, naturalmente, andava tenuta sottobraccio.
A mezzanotte in punto si avviò lungo il corridoio. Sentiva già l’eccitazione dei vecchi tempi. Voltò l’angolo, pronto a lanciare il suo urlo più terribile…
…e si trovò davanti un altro fantasma.
Era alto, bianco, immobile. Aveva una testa rotonda e liscia, una bocca larga e storta, e dagli occhi usciva una luce rossa. Sul petto portava un cartello scritto a mano con lettere antiche.
Il fantasma di Canterville, che in trecento anni non aveva mai visto un altro fantasma, lanciò un grido e scappò in camera sua, dove si nascose sotto le coperte fino all’alba.
Ma alle prime luci del giorno si fece coraggio. Due fantasmi sono meglio di uno, pensò. Forse potremmo diventare soci. Tornò in corridoio per parlare con il nuovo arrivato.
Il nuovo arrivato era ancora lì. Solo che, alla luce del mattino, la testa rotonda era una rapa svuotata, con dentro un mozzicone di candela. Il corpo era un lenzuolo appeso a un manico di scopa. E il cartello, letto da vicino, diceva:
IL FANTASMA OTIS. L’unico vero spettro originale. Diffidate delle imitazioni.
Dal fondo del corridoio arrivò una risata soffocata. Anzi, due.
Il fantasma di Canterville capì di essere stato preso in giro da due ragazzini, e che la sua reputazione, costruita in trecento anni di lavoro serio, stava andando a pezzi.