Le frasi latine famose sono arrivate fino a noi per strade diverse. Alcune vengono da un’opera precisa — un verso di Orazio, una satira di Giovenale, un trattato di Seneca — e si possono ritrovare parola per parola. Altre sono nate nel Medioevo, nelle scuole e nei tribunali, e sono state appese a un autore antico solo dopo. Altre ancora sono la sintesi moderna di un concetto che nessuno, a Roma, aveva mai detto in quel modo.
Qui trovi 35 frasi in latino con la traduzione, il significato e la fonte: dove si trovano davvero o, quando non si trovano da nessuna parte, da dove nasce l’attribuzione.
In breve. Carpe diem è di Orazio, Mens sana in corpore sano di Giovenale, Alea iacta est di Cesare secondo Svetonio. Divide et impera, Mala tempora currunt e Memento mori invece non vengono da nessun autore antico: sono formule successive, attribuite a posteriori.
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Frasi latine sulla vita e sul tempo
| Frase | Traduzione | Da dove viene |
|---|---|---|
| Carpe diem | Cogli l’attimo (alla lettera: cogli il giorno) | Orazio, Odi I, 11. Il verso continua: quam minimum credula postero, «confidando il meno possibile nel domani» |
| Tempus fugit | Il tempo fugge | Virgilio, Georgiche III, 284: sed fugit interea, fugit inreparabile tempus. La forma breve è successiva, ed è finita su meridiane e orologi |
| Memento mori | Ricordati che devi morire | Formula della tradizione monastica cristiana. Lo schiavo che durante il trionfo sussurrava al generale di ricordarsi che era un uomo è raccontato da Tertulliano, ma con parole diverse: Respice post te! Hominem te memento! |
| Ars longa, vita brevis | L’arte è lunga, la vita è breve | Dal primo aforisma di Ippocrate, in greco. In latino la riprende Seneca all’inizio del De brevitate vitae. Per «arte» si intendeva la medicina: c’è troppo da imparare per una vita sola |
| Dum spiro, spero | Finché respiro, spero | Motto senza un autore antico. Il concetto è già in Cicerone, in una lettera ad Attico: finché c’è vita, si dice, c’è speranza |
| Mors tua, vita mea | La tua morte è la mia vita | Proverbio medievale, di autore ignoto |
| Sic transit gloria mundi | Così passa la gloria del mondo | Dal rito di incoronazione dei papi, documentato dal 1409, in cui si bruciava un ciuffo di stoppa davanti al nuovo pontefice. Un’espressione simile, O quam cito transit gloria mundi, è nell’Imitazione di Cristo |
Se c’è una frase che riassume il modo di pensare dei poeti latini, è quella di Orazio: non rimandare a domani la felicità di oggi. Carpe diem non era un invito alla baldoria, ma alla misura — godere di quello che c’è, senza contare su quello che verrà.
Frasi latine sull’amore
| Frase | Traduzione | Da dove viene |
|---|---|---|
| Omnia vincit amor | L’amore vince ogni cosa | Virgilio, Bucoliche X, 69. Il verso finisce con et nos cedamus Amori, «e anche noi cediamo all’Amore» |
| Odi et amo | Odio e amo | Catullo, carme 85, due versi in tutto: «Odio e amo. Come faccia, forse chiedi. Non lo so, ma sento che succede e mi tormento» |
| Amor omnibus idem | L’amore è uguale per tutti | Virgilio, Georgiche III, 244, a proposito degli animali |
| Militat omnis amans | Ogni innamorato è un soldato | Ovidio, Amores I, 9: il verso continua et habet sua castra Cupido, «e Cupido ha il suo accampamento». Tutta l’elegia paragona l’amante al soldato |
Frasi latine sul potere e sulla guerra
| Frase | Traduzione | Da dove viene |
|---|---|---|
| Veni, vidi, vici | Venni, vidi, vinsi | Giulio Cesare, 47 a.C., dopo la battaglia di Zela. Svetonio racconta che fu mostrata su un cartello durante il trionfo |
| Alea iacta est | Il dado è tratto | Cesare al Rubicone, 49 a.C., secondo Svetonio (Iacta alea est). Plutarco riporta che la disse in greco: probabilmente un verso del commediografo Menandro |
| Divide et impera | Dividi e comanda | Nessuna fonte antica. La formula è moderna ed è stata attribuita a Filippo il Macedone, a Luigi XI di Francia e a Giulio Cesare, senza che nessuno di loro l’abbia scritta |
| Si vis pacem, para bellum | Se vuoi la pace, prepara la guerra | Riassunto di un passo di Vegezio, Epitoma rei militaris, libro III: qui desiderat pacem, praeparet bellum |
| Panem et circenses | Pane e giochi del circo | Giovenale, Satire X, 81: il popolo romano che un tempo dava comandi e consolati ora chiede soltanto due cose |
| Tu quoque, Brute, fili mi! | Anche tu, Bruto, figlio mio! | Non è latino antico. Svetonio scrive che Cesare morì senza una parola, aggiungendo che secondo alcuni disse a Bruto, in greco, «anche tu, figlio». La versione latina è molto successiva; quella Et tu, Brute? l’ha resa celebre Shakespeare |
| Hannibal ad portas | Annibale è alle porte | Cicerone la usa già come espressione proverbiale, nelle Filippiche e nel De finibus. Ancora oggi vuol dire che un pericolo è vicinissimo. La forma ante portas, diffusa oggi, non è quella antica |
| Quis custodiet ipsos custodes? | Chi sorveglierà i sorveglianti? | Giovenale, Satire VI. Nel testo si parla di mariti gelosi che mettono guardiani alla moglie; oggi è la domanda su chi controlla il potere |
| Vae victis | Guai ai vinti | Brenno, capo dei Galli, nel 390 a.C., secondo Livio: mentre si pesava l’oro del riscatto di Roma gettò la spada sulla bilancia |
Frasi latine sulla saggezza
| Frase | Traduzione | Da dove viene |
|---|---|---|
| Errare humanum est, perseverare autem diabolicum | Sbagliare è umano, perseverare è diabolico | Proverbio successivo. Il concetto è già in Cicerone, Filippiche XII; il «diabolico» è cristiano, da un sermone di sant’Agostino |
| Mens sana in corpore sano | Mente sana in corpo sano | Giovenale, Satire X, 356. Era una preghiera: chiedere agli dèi una mente sana in un corpo sano, invece di ricchezze e potere |
| Homo homini lupus | L’uomo è un lupo per l’uomo | Plauto, Asinaria, in una forma più lunga: l’uomo è un lupo per chi non lo conosce. La rese celebre Thomas Hobbes nel Seicento |
| In medio stat virtus | La virtù sta nel mezzo | Formula della filosofia medievale, che riassume l’Etica di Aristotele. Orazio scrive qualcosa di simile in una delle Epistole |
| Festina lente | Affrettati lentamente | Il motto preferito di Augusto, secondo Svetonio, che lo riporta in greco |
| Audentes fortuna iuvat | La fortuna aiuta gli audaci | Virgilio, Eneide X, 284, detto da Turno prima della battaglia |
| Gutta cavat lapidem | La goccia scava la pietra | Ovidio, Epistulae ex Ponto IV, 10. La costanza vince anche la materia più dura |
| Verba volant, scripta manent | Le parole volano, gli scritti restano | Proverbio medievale, di autore ignoto |
| Repetita iuvant | Le cose ripetute giovano | Formula moderna. Orazio, nell’Ars poetica, scrive che certe opere piacciono anche dopo dieci letture |
| Nomen omen | Il nome è un presagio | Da Plauto, nel Persa, dove nomen atque omen è un gioco di parole sul nome di un personaggio |
| Per aspera ad astra | Attraverso le difficoltà, fino alle stelle | Formula successiva. In Seneca, nell’Hercules furens, si legge che non c’è una via facile dalla terra alle stelle |
| Ipse dixit | L’ha detto lui | Cicerone, De natura deorum: così i pitagorici chiudevano ogni discussione citando il maestro, e Cicerone lo racconta per criticarli. Oggi si usa per chi si appella a un’autorità invece che a un argomento |
| Nemo propheta in patria | Nessuno è profeta in patria | Forma abbreviata del Vangelo di Luca 4, 24, nemo propheta acceptus est in patria sua: Gesù respinto nella sinagoga di Nazaret |
| Excusatio non petita, accusatio manifesta | Scusa non richiesta, accusa manifesta | Proverbio medievale, di autore ignoto |
| O tempora, o mores! | Che tempi, che costumi! | Cicerone, prima Catilinaria: lo sdegno di fronte a un senato che lascia libero Catilina |
Le frasi latine che i Romani non hanno mai detto
Una buona parte delle frasi latine che usiamo non viene dall’antica Roma. Sono nate dopo, e hanno preso in prestito un nome famoso per sembrare più autorevoli.
- Mala tempora currunt — «corrono brutti tempi». Viene spesso data a Cicerone, ma nelle sue opere non c’è: la frase che gli appartiene davvero è O tempora, o mores!.
- Divide et impera — nessun autore antico la scrive. È stata attribuita a Cesare, a Filippo il Macedone e a Luigi XI.
- Tu quoque, Brute, fili mi! — Cesare, se la disse, la disse in greco. La forma latina è molto più tarda.
- Memento mori — è una formula monastica. Lo schiavo del trionfo, nelle fonti, diceva un’altra cosa.
- Ubi maior, minor cessat — «dove c’è il maggiore, il minore si fa da parte». È un principio dei giuristi medievali.
Non è un difetto del latino: è il segno di quanto sia rimasto vivo. Per secoli si è continuato a scrivere e a parlare in latino, e le massime nuove si confondevano con quelle antiche.
Domande frequenti
Qual è la frase latina più famosa?
Probabilmente Carpe diem, di Orazio, insieme a Veni, vidi, vici di Giulio Cesare. Sono anche le due più citate in italiano senza tradurle.
Che cosa vuol dire esattamente Carpe diem?
Di solito si traduce «cogli l’attimo», ma alla lettera vuol dire «cogli il giorno», come si coglie un frutto maturo. Orazio non invitava a fare follie, ma a godere del presente senza aspettarsi troppo dal domani.
Chi ha detto Alea iacta est?
Giulio Cesare, nel 49 a.C., mentre attraversava il Rubicone con le sue truppe: un atto che equivaleva a dichiarare guerra al senato. Lo racconta Svetonio; secondo Plutarco la disse in greco.
Qual è una frase latina d’amore famosa?
Omnia vincit amor, «l’amore vince ogni cosa», di Virgilio, e Odi et amo, «odio e amo», di Catullo: due modi opposti di raccontare lo stesso sentimento.
Le frasi latine si possono usare per un tatuaggio?
Sì, ma conviene controllare la grafia sul testo originale: le versioni che girano in rete hanno spesso una lettera sbagliata, e sulla pelle resta per sempre.
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