Alice nel Paese delle Meraviglie

La pozza di lacrime

Capitolo 2 di 10

Alice si ritrovò in una sala lunga e bassa, con tante porticine tutt’intorno. Erano chiuse tutte quante. Su un tavolino di cristallo c’era una chiavetta d’oro, minuscola.

Provò la chiavetta in ogni serratura, senza fortuna. Poi, dietro una tenda, trovò una porticina alta appena quaranta centimetri. La chiave entrò perfettamente. Dietro c’era il giardino più bello che avesse mai visto, con aiuole di fiori vivaci e fontane fresche. Ma Alice non ci passava nemmeno con la testa.

Tornò al tavolino e vi trovò una bottiglietta che prima non c’era, con un’etichetta: BEVIMI. Alice, che era una bambina prudente, controllò prima che non ci fosse scritto «veleno» da nessuna parte, poi bevve. Sapeva di torta di ciliegie, crema, ananas, tacchino arrosto e pane imburrato tutto insieme.

«Che sensazione strana,» disse. «Mi sto chiudendo come un cannocchiale!» Ed era proprio così: in pochi secondi era diventata alta venticinque centimetri, giusta per la porticina. Solo che aveva lasciato la chiave sul tavolo, e ora il tavolo era altissimo.

Sotto il tavolo trovò una scatola di vetro con dentro una tortina su cui era scritto MANGIAMI. Alice la mangiò — e crebbe fino a sbattere la testa contro il soffitto, alta quasi tre metri.

Adesso poteva prendere la chiave, ma non passava più dalla porta. Si sedette per terra e scoppiò a piangere, e siccome era enorme, versò lacrime enormi, finché intorno a lei si formò una pozza profonda dieci centimetri che si allargava per mezza sala.

Poi tornò a rimpicciolire di colpo (era colpa di un ventaglio che stringeva in mano senza accorgersene) e finì dritta dentro la sua stessa pozza di lacrime. «Sarebbe bello,» pensò nuotando, «se piangere non fosse così scomodo.» Accanto a lei sguazzava un Topo, e insieme a lui una gran quantità di uccelli e animaletti che erano finiti in acqua allo stesso modo.

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