Il croquet della Regina di Cuori
Alice arrivò finalmente al bel giardino che aveva visto dalla porticina. La prima cosa che vide furono tre giardinieri — che erano poi tre carte da gioco, dei fanti di picche — occupatissimi a dipingere di rosso delle rose bianche.
«Abbiamo piantato per sbaglio un roseto bianco,» le spiegarono terrorizzati, «e se la Regina se ne accorge ci fa tagliare la testa a tutti e tre.»
In quel momento arrivò il corteo reale: fanti, cortigiani, i figli reali, poi il Re e la Regina di Cuori. La Regina squadrò Alice e chiese: «Come ti chiami, bambina?» «Alice, Vostra Maestà.» La Regina indicò i giardinieri: «E questi chi sono?» «Come faccio a saperlo?» rispose Alice, che si stupì lei stessa del proprio coraggio. «Non sono affari miei.»
La Regina diventò paonazza e strillò: «Tagliatele la testa! Tagliatele—» «Sciocchezze!» disse Alice, forte e chiaro. E la Regina, stranamente, tacque.
Cominciò la partita di croquet, che era il gioco più assurdo che Alice avesse mai visto: il campo era tutto a gobbe, le palle erano ricci vivi, i martelli erano fenicotteri vivi e gli archetti erano soldati che si piegavano in due. Il fenicottero di Alice non voleva saperne di stare fermo: appena lei lo puntava, quello alzava la testa e la guardava in faccia con un’espressione perplessa.
Nessuno aspettava il proprio turno, tutti giocavano insieme e litigavano, e ogni due minuti la Regina pestava i piedi e gridava: «Tagliategli la testa!» «Tagliatele la testa!»
In cielo comparve intanto il sorriso del Gatto del Cheshire, e poi la sua testa. La Regina ordinò subito la decapitazione anche di quello, ma il boia obiettò che non si può tagliare la testa a qualcuno che non ha un corpo. Mentre re, regina e boia litigavano furiosamente sulla questione, il Gatto svanì piano piano, e la discussione si spense da sola per mancanza di imputato.