La Falsa Tartaruga
La Regina portò Alice a conoscere la Falsa Tartaruga, «quella con cui si fa la finta zuppa di tartaruga». Le fece strada un Grifone, che appena la sovrana fu lontana si mise a ridacchiare: «È tutta immaginazione sua, sai. Non fa mai giustiziare nessuno per davvero.»
Trovarono la Falsa Tartaruga seduta su uno scoglio, tristissima, che sospirava da spezzare il cuore. Raccontò ad Alice la sua storia: da piccola andava a scuola in mare, e il maestro era una vecchia Testuggine che chiamavano Tartarug perché insegnava a loro.
«E che materie studiavate?» chiese Alice. «Aritmetica, naturalmente: Ambizione, Distrazione, Bruttificazione e Derisione. Poi Storia Antica e Moderna, Geografia marina, e Disegno, Schizzo e Pittura a Odio.»
«E quante ore di lezione al giorno?» «Dieci ore il primo giorno, nove il secondo, otto il terzo, e così via.» «Che orario strano!» esclamò Alice. «Per questo si chiamano corsi,» osservò il Grifone. «Perché a poco a poco si accorciano.»
Poi i due le insegnarono la Quadriglia dei Gamberi, un ballo che si fa sulla spiaggia mettendosi in fila con le aragoste, facendo due passi avanti, scambiandosi le aragoste, gettandole più lontano possibile in mare e poi facendo una capriola. La Falsa Tartaruga e il Grifone la ballarono solennemente intorno ad Alice, cantando con voce lenta e malinconica.
Alice raccontò a sua volta le sue avventure della giornata, e quando arrivò al punto della poesia recitata male al Bruco, il Grifone le chiese di ripeterla. Le uscì tutta sbagliata anche stavolta, piena di aragoste che si mettono la cintura e si abbottonano le scarpe.
«Che cosa significa tutto questo?» chiese la Falsa Tartaruga. «Niente,» ammise Alice, che ormai ci aveva fatto l’abitudine. In quel momento si sentì un grido lontano: «Il processo comincia!» «Vieni!» gridò il Grifone, e prese Alice per mano trascinandola via di corsa.