Il risveglio
Biancaneve rimase a lungo dentro la sua bara di cristallo, e il tempo non la cambiò: sembrava dormire.
Un giorno arrivò sulla montagna il figlio di un re, che si era perso nel bosco e cercava riparo. Vide la bara di cristallo, lesse il nome scritto in lettere d’oro e non riuscì più a staccarsi da lì.
Pregò i nani di lasciargliela portare via, e loro all’inizio dissero di no. Ma il principe insistette con tanta sincerità — disse che l’avrebbe onorata e custodita come la cosa più preziosa che avesse — che alla fine i sette si guardarono e acconsentirono.
I servitori del principe sollevarono la bara sulle spalle per portarla giù dal sentiero. Ma uno di loro inciampò in un ceppo e la bara ebbe un forte scossone.
Per quello scossone, il pezzo di mela avvelenata che era rimasto fermo in gola a Biancaneve si mosse e le uscì dalla bocca. Un attimo dopo la ragazza aprì gli occhi, sollevò il coperchio e si mise a sedere. «Dove sono?» chiese.
La gioia dei sette nani non si può raccontare. Il principe le disse chi era e la pregò di sposarlo, e Biancaneve accettò.
Al castello, quella stessa mattina, la regina si mise davanti allo specchio e fece la domanda di sempre. Lo specchio rispose: «Regina, tu sei bella. Ma la giovane sposa è mille volte più bella di te.» La regina lanciò un grido di rabbia e scagliò il pugno contro il vetro, che andò in mille pezzi ai suoi piedi. Senza più specchio e senza più risposte, quella stessa notte lasciò il castello e attraversò i monti, e nessuno in quel regno la vide mai più.
Alle nozze di Biancaneve furono invitati per primi i sette nani, che arrivarono in fila con i loro vestiti buoni e i cappelli spazzolati. E il posto d’onore, accanto agli sposi, fu il loro.
Hai finito la storia!
Speriamo ti sia piaciuta «Biancaneve».