Biancaneve

La mela avvelenata

Capitolo 5 di 6

In una stanza segreta del castello, la regina preparò una mela. Da una parte era rossa e lucida come nessun’altra al mondo; dall’altra era bianca e innocente. Solo la metà rossa era avvelenata.

Travestita da contadina, andò alla casetta e bussò. «Non posso aprire a nessuno,» disse Biancaneve dalla finestra. «I nani me l’hanno proibito.» «Fai benissimo,» rispose la vecchia con un sorriso. «Non mi serve che tu apra. Ti regalo solo una mela.»

«Non posso accettare niente da nessuno.» «Hai paura che sia avvelenata? Guarda: la divido a metà. Tu mangi la parte rossa e io la parte bianca.» La regina morse la sua metà e la masticò tranquillamente.

Biancaneve guardò quella metà rossa, così bella, e non resistette. La prese e ne diede un morso. Non fece nemmeno in tempo a inghiottirlo: cadde a terra.

La regina rise e corse a casa, dallo specchio. «Chi è la più bella del reame?» «Sei tu, mia regina.» E finalmente il suo cuore invidioso ebbe pace.

I nani, tornati la sera, questa volta non trovarono niente da tagliare né da togliere. Provarono tutto, ma Biancaneve non si svegliava. La piansero per tre giorni.

Non riuscirono a seppellirla sotto terra: era ancora bianca e rosea, e sembrava soltanto addormentata. Così costruirono una bara di cristallo trasparente, ci scrissero sopra il suo nome a lettere d’oro, e la portarono sulla cima della montagna. Da quel giorno uno dei sette rimase sempre di guardia accanto a lei. E anche gli uccelli del bosco vennero a piangerla: prima una civetta, poi un corvo, e infine una colombella.

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