Cenerentola

La fata madrina

Capitolo 3 di 6

«Perché piangi, bambina mia?»

Cenerentola alzò la testa di scatto. In mezzo alla cucina, dove un attimo prima non c’era nessuno, stava una vecchia signora con un sorriso gentile e una bacchetta in mano. Era la sua madrina, ed era una fata.

«Vorrei… vorrei…» singhiozzò Cenerentola, senza riuscire a finire la frase. «Vorresti andare al ballo, non è vero?» disse la fata. «Sì,» sospirò lei.

«Allora fai la brava e ubbidiscimi. Corri in giardino e portami una zucca.» Cenerentola obbedì, perplessa. La fata svuotò la zucca, la toccò con la bacchetta e all’istante quella diventò una carrozza dorata.

Poi si fece portare la trappola dei topi: c’erano sei topolini vivi. Un colpo di bacchetta a ciascuno, e diventarono sei magnifici cavalli grigio pomellato. Un grosso topo con i baffoni divenne il cocchiere. Sei lucertole trovate dietro l’annaffiatoio diventarono sei valletti in livrea, che saltarono subito dietro la carrozza come se non avessero fatto altro in vita loro.

«Ecco fatto,» disse la fata. «Adesso vai.» «Così?» disse Cenerentola guardandosi gli stracci. La madrina la toccò con la bacchetta, e in un istante i suoi vestiti diventarono un abito di stoffa d’oro e d’argento, ricamato di pietre preziose. Poi le porse un paio di scarpette di cristallo, le più belle del mondo.

«Ma ascoltami bene,» disse la fata, e per la prima volta era seria. «L’incantesimo finisce a mezzanotte in punto. Se resti al ballo un solo minuto di più, la carrozza tornerà zucca, i cavalli topi e il tuo vestito tornerà uno straccio.» Cenerentola promise che sarebbe uscita prima di mezzanotte, e partì con il cuore che le scoppiava di gioia.

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