Il ritorno a casa
Si misero in cammino e camminarono per ore, finché arrivarono davanti a un grande specchio d’acqua che non riuscivano ad attraversare: non c’era né un ponte né una barca.
«Guarda!» disse Gretel. Sull’acqua nuotava un’anatra bianca. Gretel la chiamò gentilmente e le chiese aiuto. L’anatra si avvicinò alla riva e li traghettò dall’altra parte, uno alla volta, perché — spiegò saggiamente Gretel — insieme sarebbero stati troppo pesanti.
Dall’altra parte il bosco cominciò a diventare familiare: quell’albero storto, quella roccia, quel sentiero. E all’improvviso, tra i tronchi, videro il tetto della loro casa. Si misero a correre e non smisero finché non furono dentro.
Il padre era seduto al tavolo, invecchiato di dieci anni. Da quando aveva lasciato i suoi bambini nel bosco non aveva più avuto un’ora di pace: li aveva cercati ogni giorno, chiamandoli fino a perdere la voce. Quando se li vide davanti, vivi, scoppiò in lacrime e li abbracciò tutti e due insieme, senza riuscire a dire una parola.
La matrigna, nel frattempo, se n’era andata per la sua strada e non tornò mai più.
Gretel rovesciò il grembiule sul tavolo e Hansel svuotò le tasche: perle e pietre preziose rotolarono dappertutto, rimbalzando sul legno e per terra. Da quel giorno la fame, in quella casa, non entrò mai più.
E ogni volta che raccontava la storia — e la raccontò per tutta la vita — Hansel finiva sempre allo stesso modo: «I sassolini li avevo trovati io. Ma è stata mia sorella a tirarci fuori dai guai.»
Hai finito la storia!
Speriamo ti sia piaciuta «Hansel e Gretel».