Il brutto anatroccolo

L’uovo più grande

Capitolo 1 di 6
Una mamma anatra bianca nel nido sotto grandi foglie con gli anatroccoli gialli e un anatroccolo grigio appena uscito da un grosso uovo.

Era estate, e la campagna era bellissima. Il grano era giallo, l’avena verde, e il fieno stava ammucchiato nei prati. Tutto intorno c’erano boschi grandi, e in mezzo ai boschi laghi profondi.

Al sole, proprio in mezzo ai campi, c’era una vecchia fattoria circondata da un fossato pieno d’acqua. Dai muri fino all’acqua crescevano foglie di bardana così grandi che un bambino ci si poteva nascondere sotto stando in piedi.

Lì sotto, nel punto più riparato, una mamma anatra stava covando le sue uova. Era lì da tanto tempo, e cominciava a essere stanca: le altre anatre preferivano nuotare nel fossato piuttosto che venire a farle compagnia.

Finalmente, un uovo dopo l’altro, si sentì: crac, crac! Dai gusci spuntarono le testoline.

«Pip, pip!» dissero gli anatroccoli.

«Qua, qua!» rispose la mamma, e loro si misero a guardarsi intorno sotto le foglie verdi.

«Com’è grande il mondo!» dissero.

«Credete che il mondo sia tutto qui?» rise la mamma. «Il mondo va oltre il giardino, fino al campo del parroco, e anche più in là. Ma io laggiù non ci sono mai stata.» Poi si alzò per contarli. «Ci siete tutti? No. L’uovo più grande è ancora qui. Quanto ci metterà?» E si rimise a covare.

Passò di lì una vecchia anatra, a farle visita.

«Fammi vedere quell’uovo che non vuole rompersi,» disse. «Ah, è un uovo di tacchino, te lo dico io. Anch’io una volta ci sono cascata, e quei piccoli avevano paura dell’acqua. Lascialo stare, e insegna a nuotare agli altri.»

«Lo covo ancora un poco,» disse la mamma. «Ci sono stata tanto, posso starci un altro po’.»

Finalmente anche l’uovo grande si ruppe. «Pip, pip!» disse il piccolo, e ruzzolò fuori.

Era grande, e grigio, e piuttosto bruttino. La mamma lo guardò a lungo.

«È un anatroccolo bello grosso,» disse. «Nessuno degli altri gli somiglia. Che sia davvero un tacchino? Lo scopriremo presto: in acqua ci andrà, dovessi spingercelo io.»

Il giorno dopo c’era un sole splendido. La mamma anatra scese al fossato con tutta la famiglia e, splash!, saltò in acqua. «Qua, qua!» chiamò, e gli anatroccoli si tuffarono uno dopo l’altro. L’acqua li coprì per un attimo, poi riaffiorarono e nuotarono benissimo, con le zampe che si muovevano da sole. Anche quello grande e grigio nuotava insieme agli altri.

«No, non è un tacchino,» disse la mamma, contenta. «Guardate come muove bene le zampe, e come sta dritto! È proprio figlio mio. E a guardarlo bene, non è nemmeno così brutto.»

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