Per bambini · Fiabe classiche
Il brutto anatroccolo
È piena estate in campagna. Sotto le foglie di una vecchia fattoria, accanto al fossato, una mamma anatra sta covando le sue uova. Si schiudono tutte, una dopo l’altra, tranne una: la più grande. E quando finalmente si rompe anche quella, ne esce un anatroccolo diverso da tutti gli altri — grande, grigio e goffo.
È la fiaba di Hans Christian Andersen del brutto anatroccolo, in sei capitoli da leggere ad alta voce: un cortile dove nessuno lo vuole, una palude piena di cacciatori, una casetta dove un gatto e una gallina sanno tutto loro, un inverno lunghissimo e, alla fine, uno stagno in primavera.
Il riassunto in breve
Un anatroccolo nasce da un uovo più grande degli altri ed è grigio e goffo. Nel cortile della fattoria tutti lo prendono in giro, e lui scappa. Passa per una palude, dove sente gli spari dei cacciatori, e per la casetta di una vecchia, dove il gatto e la gallina lo trattano come uno sciocco perché non sa fare le uova né le fusa. In autunno vede passare in cielo degli uccelli bianchissimi e non riesce più a dimenticarli. D’inverno resta intrappolato nel ghiaccio e un contadino lo salva. In primavera vola in un giardino, si avvicina a tre cigni pensando che lo scacceranno, e specchiandosi nell’acqua scopre di essere diventato un cigno anche lui.
La morale della fiaba
Non importa dove si nasce, né quello che gli altri dicono di noi quando siamo piccoli: ognuno cresce con i suoi tempi, e quello che siamo davvero a volte si vede solo dopo. Andersen lo dice con una frase sola: non importa nascere in un cortile di anatre, se si è usciti da un uovo di cigno. E aggiunge che il brutto anatroccolo, diventato il più bello di tutti, non diventa superbo, perché chi ha un cuore buono non lo è mai.
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