Il brutto anatroccolo

I cigni

Capitolo 6 di 6
Un giardino in primavera con lillà e meli in fiore, quattro cigni bianchi sul canale e due bambini che gettano pane nell'acqua.

Quando il sole ricominciò a scaldare, l’anatroccolo era nella palude, fra i giunchi. Le allodole cantavano. Era primavera.

Allora l’anatroccolo aprì le ali. Battevano più forte di prima, e lo portarono via veloci. Prima ancora di capire cosa stava succedendo, si trovò in un grande giardino, dove i meli erano in fiore e i lillà profumavano e piegavano i loro rami verdi fino all’acqua dei canali.

Lì era tutto bello e fresco di primavera. E proprio davanti a lui, dai cespugli, uscirono tre bellissimi cigni bianchi. Arruffavano le piume e scivolavano leggeri sull’acqua. L’anatroccolo riconobbe quegli splendidi uccelli, e si sentì stranamente triste.

«Voglio andare da loro,» pensò. «Forse mi scacceranno, perché sono così brutto. Ma non importa. Meglio essere scacciato da loro che beccato dalle anatre, spinto dalle galline e scacciato dalla ragazza del cortile, e passare un altro inverno al freddo.»

Volò sull’acqua e nuotò verso i cigni. Loro lo videro e gli vennero incontro con le piume arruffate. L’anatroccolo chinò la testa fino all’acqua, aspettando di essere scacciato.

Ma che cosa vide, nell’acqua limpida? Vide la sua immagine. E non era più un uccello goffo e grigio, brutto e sgraziato.

Era un cigno.

Non importa nascere in un cortile di anatre, se si è usciti da un uovo di cigno.

Adesso era quasi contento di tutte le fatiche e di tutti i dispiaceri che aveva passato, perché gli facevano sentire ancora di più la felicità e la bellezza che lo circondavano. E i cigni grandi gli nuotavano intorno e lo accarezzavano con il becco.

Nel giardino arrivarono dei bambini, che gettavano nell’acqua pane e chicchi di grano. Il più piccolo gridò:

«Ce n’è uno nuovo!»

E gli altri, felici: «Sì, ne è arrivato uno nuovo!» Batterono le mani, ballarono, corsero a chiamare il papà e la mamma, e gettarono nell’acqua altro pane e altri dolci. E tutti dissero: «Il nuovo è il più bello di tutti! Così giovane e così elegante!» E i cigni vecchi si inchinarono davanti a lui.

Lui si sentì timidissimo, e nascose la testa sotto l’ala. Non sapeva nemmeno lui che cosa fare. Era così felice, ma per niente superbo, perché chi ha un cuore buono non diventa mai superbo.

Pensava a quando tutti lo prendevano in giro e lo scacciavano, e adesso sentiva dire che era il più bello fra gli uccelli più belli. I lillà piegavano i rami verso di lui, fino all’acqua, e il sole splendeva caldo e luminoso.

Allora arruffò le piume, alzò il collo sottile e disse, con tutto il cuore:

«Non avrei mai sognato tanta felicità, quando ero il brutto anatroccolo.»

Parole della storia
bardana
Una pianta di campagna con foglie grandissime, larghe come ombrelli.
covare
Stare seduti sulle uova per tenerle al caldo, finché i piccoli sono pronti a uscire.
fossato
Un canale pieno d'acqua scavato tutto intorno a una casa, a un campo o a un castello.
giunchi
Piante lunghe e sottili che crescono nell'acqua, nelle paludi e lungo i fiumi.
palude
Un posto dove il terreno è sempre pieno d'acqua bassa e fangosa, con canne ed erbe alte.
speroni
Le punte dure che alcuni uccelli, come i galli e i tacchini, hanno dietro le zampe.
superbo
Chi si crede migliore degli altri e se ne vanta.
zoccolo
Una scarpa con la suola di legno, che una volta portavano i contadini.

Hai finito la storia!

Speriamo ti sia piaciuta «Il brutto anatroccolo».

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