I cigni

Quando il sole ricominciò a scaldare, l’anatroccolo era nella palude, fra i giunchi. Le allodole cantavano. Era primavera.
Allora l’anatroccolo aprì le ali. Battevano più forte di prima, e lo portarono via veloci. Prima ancora di capire cosa stava succedendo, si trovò in un grande giardino, dove i meli erano in fiore e i lillà profumavano e piegavano i loro rami verdi fino all’acqua dei canali.
Lì era tutto bello e fresco di primavera. E proprio davanti a lui, dai cespugli, uscirono tre bellissimi cigni bianchi. Arruffavano le piume e scivolavano leggeri sull’acqua. L’anatroccolo riconobbe quegli splendidi uccelli, e si sentì stranamente triste.
«Voglio andare da loro,» pensò. «Forse mi scacceranno, perché sono così brutto. Ma non importa. Meglio essere scacciato da loro che beccato dalle anatre, spinto dalle galline e scacciato dalla ragazza del cortile, e passare un altro inverno al freddo.»
Volò sull’acqua e nuotò verso i cigni. Loro lo videro e gli vennero incontro con le piume arruffate. L’anatroccolo chinò la testa fino all’acqua, aspettando di essere scacciato.
Ma che cosa vide, nell’acqua limpida? Vide la sua immagine. E non era più un uccello goffo e grigio, brutto e sgraziato.
Era un cigno.
Non importa nascere in un cortile di anatre, se si è usciti da un uovo di cigno.
Adesso era quasi contento di tutte le fatiche e di tutti i dispiaceri che aveva passato, perché gli facevano sentire ancora di più la felicità e la bellezza che lo circondavano. E i cigni grandi gli nuotavano intorno e lo accarezzavano con il becco.
Nel giardino arrivarono dei bambini, che gettavano nell’acqua pane e chicchi di grano. Il più piccolo gridò:
«Ce n’è uno nuovo!»
E gli altri, felici: «Sì, ne è arrivato uno nuovo!» Batterono le mani, ballarono, corsero a chiamare il papà e la mamma, e gettarono nell’acqua altro pane e altri dolci. E tutti dissero: «Il nuovo è il più bello di tutti! Così giovane e così elegante!» E i cigni vecchi si inchinarono davanti a lui.
Lui si sentì timidissimo, e nascose la testa sotto l’ala. Non sapeva nemmeno lui che cosa fare. Era così felice, ma per niente superbo, perché chi ha un cuore buono non diventa mai superbo.
Pensava a quando tutti lo prendevano in giro e lo scacciavano, e adesso sentiva dire che era il più bello fra gli uccelli più belli. I lillà piegavano i rami verso di lui, fino all’acqua, e il sole splendeva caldo e luminoso.
Allora arruffò le piume, alzò il collo sottile e disse, con tutto il cuore:
«Non avrei mai sognato tanta felicità, quando ero il brutto anatroccolo.»
Parole della storia
- bardana
- Una pianta di campagna con foglie grandissime, larghe come ombrelli.
- covare
- Stare seduti sulle uova per tenerle al caldo, finché i piccoli sono pronti a uscire.
- fossato
- Un canale pieno d'acqua scavato tutto intorno a una casa, a un campo o a un castello.
- giunchi
- Piante lunghe e sottili che crescono nell'acqua, nelle paludi e lungo i fiumi.
- palude
- Un posto dove il terreno è sempre pieno d'acqua bassa e fangosa, con canne ed erbe alte.
- speroni
- Le punte dure che alcuni uccelli, come i galli e i tacchini, hanno dietro le zampe.
- superbo
- Chi si crede migliore degli altri e se ne vanta.
- zoccolo
- Una scarpa con la suola di legno, che una volta portavano i contadini.
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Speriamo ti sia piaciuta «Il brutto anatroccolo».
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