Il brutto anatroccolo

La palude

Capitolo 3 di 6
Un anatroccolo grigio nascosto fra i giunchi della palude mentre un grosso cane da caccia lo annusa, con fumo azzurro fra gli alberi.

Al mattino le anatre selvatiche si alzarono in volo e videro il nuovo arrivato.

«E tu che razza di uccello sei?» gli chiesero. L’anatroccolo si girò da una parte e dall’altra, e salutò tutti con l’inchino più educato che sapeva fare.

«Sei proprio brutto,» dissero le anatre selvatiche. «Ma a noi non importa, basta che non ti metta in testa di entrare nella nostra famiglia.»

Poverino! Lui non pensava a niente del genere. Voleva soltanto restare in pace fra i giunchi e bere un po’ d’acqua della palude.

Ci restò due giorni interi. Il terzo giorno arrivarono due oche selvatiche giovani, uscite dal nido da poco, e per questo piuttosto sfacciate.

«Ehi, amico!» gli dissero. «Sei così brutto che ci stai simpatico. Vuoi venire con noi? Più in là c’è un’altra palude, piena di oche bellissime.»

Ma proprio in quel momento si sentì: pum! pum! Le due oche selvatiche si alzarono in volo gridando e sparirono oltre gli alberi. Pum! pum! si sentì di nuovo, e da tutti i giunchi si alzarono stormi di oche e di anatre.

Erano arrivati i cacciatori. Stavano tutti intorno alla palude, alcuni perfino seduti sui rami degli alberi, e il fumo azzurro degli spari si alzava tra le fronde come una nebbia. I cani correvano nel fango, splash, splash!, e piegavano le canne e i giunchi da tutte le parti.

L’anatroccolo era spaventatissimo. Girò la testa per nasconderla sotto l’ala, e proprio allora gli si piazzò davanti un cane enorme, con la lingua di fuori e gli occhi che brillavano. Il cane avvicinò il muso al becco dell’anatroccolo, lo annusò, mostrò i denti… e poi, splash!, se ne andò senza toccarlo.

«Meno male,» sospirò l’anatroccolo. «Sono così brutto che neanche il cane mi vuole mordere.»

E restò fermo, zitto zitto, mentre gli spari continuavano tra i giunchi.

Solo verso sera tornò il silenzio. Ma il povero anatroccolo non osava ancora muoversi. Aspettò parecchie ore prima di guardarsi intorno, e poi scappò dalla palude più in fretta che poteva. Corse per campi e prati, mentre si alzava un vento così forte che faceva fatica a stare in piedi.

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