La casetta della vecchia

Verso sera arrivò a una casetta di contadini, povera e tutta storta, così storta che non sapeva nemmeno da che parte cadere, e per questo restava in piedi. Il vento soffiava fortissimo, e l’anatroccolo dovette sedersi sulla coda per non volare via.
Poi si accorse che la porta era rotta in un angolo e restava un po’ aperta. Si infilò nella fessura, ed entrò.
Lì abitava una vecchia con il suo gatto e la sua gallina. Il gatto sapeva inarcare la schiena e fare le fusa, e se lo accarezzavi contropelo faceva perfino le scintille. La gallina aveva le zampe cortissime e faceva uova buonissime, e la vecchia le voleva bene come a una figlia.
Al mattino si accorsero subito dell’ospite. Il gatto cominciò a fare le fusa e la gallina a chiocciare.
«Che succede?» disse la vecchia, che non ci vedeva tanto bene, e scambiò l’anatroccolo per un’anatra grassa che si era persa. «Che fortuna! Adesso avrò anche le uova d’anatra. Speriamo solo che non sia un maschio. Vedremo.»
Così l’anatroccolo restò in prova per tre settimane. Ma di uova, naturalmente, non ne arrivò nemmeno una.
In quella casa, il gatto era il padrone e la gallina la padrona, e quando parlavano dicevano sempre: «Noi e il mondo». Erano convinti di essere metà del mondo, e per giunta la metà migliore. L’anatroccolo pensava che si potesse anche avere un’altra opinione, ma la gallina non lo permetteva.
«Sai fare le uova?» gli chiese.
«No.»
«E allora sta’ zitto!»
E il gatto: «Sai inarcare la schiena? Sai fare le fusa? Sai fare le scintille?»
«No.»
«E allora non hai il diritto di parlare, quando parlano le persone sagge.»
L’anatroccolo se ne stava in un angolo, tutto triste. Poi pensò all’aria fresca e alla luce del sole, e gli venne una voglia fortissima di galleggiare sull’acqua. Non riuscì a trattenersi, e lo disse alla gallina.
«Che idea strampalata!» rispose lei. «Non hai niente da fare, ecco perché ti vengono queste fantasie. Fai le uova o fai le fusa, e vedrai che ti passa.»
«Ma è così bello nuotare,» disse l’anatroccolo. «È così bello sentire l’acqua che ti si chiude sopra la testa, quando ti tuffi fino in fondo!»
«Bel divertimento!» disse la gallina. «Chiedilo al gatto, che è il più intelligente che conosco, se gli piace nuotare o tuffarsi. E chiedilo alla nostra padrona, la vecchia: credi che abbia voglia di mettere la testa sott’acqua?»
«Voi non mi capite,» disse l’anatroccolo.
«E se non ti capiamo noi, chi ti dovrebbe capire? Ringrazia di avere un tetto sulla testa e qualcuno che ti insegna qualcosa.»
«Credo che andrò per il mondo,» disse l’anatroccolo.
«Fa’ pure,» rispose la gallina.
E l’anatroccolo se ne andò.