Il Gatto con gli Stivali

Il Marchese di Carabas

Capitolo 2 di 5

Il gatto andò dritto in un campo pieno di conigli. Mise nel sacco un po’ di crusca e di lattuga fresca, poi si stese per terra e finse di essere morto, aspettando che qualche coniglietto giovane e inesperto venisse a ficcarci il naso.

Non passò molto: un coniglio grasso e curioso entrò nel sacco. Il gatto tirò i lacci e lo catturò.

Ma invece di portarlo a casa per cena, si diresse tutto impettito al palazzo del re e chiese udienza. Lo fecero salire. Il gatto fece un inchino profondo, con il cappello in mano, e disse: «Sire, ecco un coniglio di bosco che il signor Marchese di Carabas mi ha incaricato di offrirvi da parte sua.»

Il Marchese di Carabas era un nome che il gatto si era inventato lì per lì per il suo padrone. Ma il re non poteva saperlo. «Di’ al tuo padrone,» rispose compiaciuto, «che lo ringrazio e che mi fa un gran piacere.»

Qualche giorno dopo il gatto tornò con due pernici prese nel grano, e poi ancora con altra selvaggina. Per due o tre mesi continuò così, presentandosi regolarmente a corte con doni «da parte del signor Marchese di Carabas».

Il re prese l’abitudine di aspettarlo, e ogni volta domandava notizie di quel generoso gentiluomo che non aveva mai visto. A furia di sentirne parlare, alla fine ne era diventato quasi amico. E il gatto, ogni volta, teneva le orecchie ben aperte a tutto quello che si diceva a palazzo.

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