I campi del Marchese
Il gatto, felicissimo che il piano stesse funzionando, corse avanti lungo la strada.
Incontrò dei contadini che falciavano un prato. «Brava gente,» disse con voce minacciosa, «se non direte al re che questo prato appartiene al signor Marchese di Carabas, vi farò tagliare a pezzettini come carne da polpette.»
Il re, passando, si affacciò e chiese di chi fosse quel bel prato. «Del signor Marchese di Carabas, Maestà!» risposero tutti insieme, tremando. «Avete una bella proprietà,» disse il re al ragazzo. «È vero, Sire,» rispose lui, che ormai stava al gioco. «Rende parecchio ogni anno.»
Il gatto, sempre correndo avanti, incontrò poi dei mietitori in un campo di grano immenso e fece lo stesso discorso. E poi dei pastori. E poi dei vignaioli. E ogni volta il re, passando, sentiva la stessa risposta e si stupiva sempre di più delle ricchezze del Marchese di Carabas.
In realtà tutte quelle terre appartenevano a un solo padrone: un orco ricchissimo, il più ricco che si fosse mai visto, che viveva in un castello poco più avanti lungo quella stessa strada.
Il gatto lo sapeva benissimo. Si era informato per bene su chi fosse quell’orco e su che cosa sapesse fare. E adesso, con gli stivali impolverati e il cuore che batteva un po’ più forte del solito, si stava dirigendo proprio là.