Il Gatto con gli Stivali

Il castello dell’orco

Capitolo 5 di 5

Il gatto arrivò al castello e chiese di parlare con il padrone: non voleva passare così vicino, disse, senza avere l’onore di presentare i suoi omaggi.

L’orco lo ricevette. Era enorme, con le spalle larghe come una porta e una voce che faceva tremare i bicchieri. Ma era anche molto vanitoso, e il gatto lo aveva capito subito.

«Mi hanno assicurato,» disse il gatto con la massima ammirazione, «che voi avete il dono di trasformarvi in qualunque animale: che potete diventare, per esempio, un leone o un elefante. Confesso che mi sembra impossibile.»

«Impossibile?» ruggì l’orco, offeso. «Adesso vedrai!» E in un istante diventò un leone gigantesco. Il gatto ebbe una tale paura che schizzò sulle tende e restò aggrappato lassù, con il pelo dritto e gli stivali che gli penzolavano.

Quando l’orco riprese la sua forma, il gatto scese e si complimentò a lungo. Poi aggiunse, con aria dubbiosa: «Mi hanno anche detto che sapete trasformarvi negli animali più piccoli. In un topo, per esempio. Ma quello, davvero, non posso crederlo. Una cosa simile è del tutto impossibile.»

«Impossibile?» ripeté l’orco, ormai furioso di orgoglio. «Guarda qui!» E si trasformò in un topolino grigio che cominciò a correre sul pavimento.

Il gatto non aspettava altro. Con un balzo gli fu addosso e lo bloccò tra le zampe. L’orco-topolino strillò, si divincolò come un ossesso e riuscì a sgusciare via per un pelo, filando dritto in una crepa del muro. E da quella crepa non uscì mai più: si dice che sia scappato lontanissimo, dall’altra parte dei monti, e che da allora non abbia più avuto il coraggio di trasformarsi in niente.

Proprio in quel momento la carrozza reale si fermò davanti al ponte levatoio. Il gatto corse incontro al re e annunciò con un inchino: «Vostra Maestà è la benvenuta nel castello del signor Marchese di Carabas!» Entrarono, e trovarono una tavola già apparecchiata per un magnifico pranzo — che l’orco aveva fatto preparare per certi amici, i quali però, sapendo che c’era il re, non osarono nemmeno entrare. Il re, incantato dalle qualità del Marchese e vedendo quanto sua figlia ne fosse innamorata, gli disse: «Dipende solo da voi, signor Marchese, diventare mio genero.» Si sposarono quello stesso giorno. E il gatto diventò un gran signore, che non corse più dietro ai topi se non ogni tanto, per puro divertimento.

Hai finito la storia!

Speriamo ti sia piaciuta «Il Gatto con gli Stivali».

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