Il leone e il topolino

La rete dei cacciatori

Capitolo 3 di 3

Passarono le settimane, e poi una notte la savana si riempì di un ruggito che nessuno aveva mai sentito prima: non era rabbia, era paura.

I cacciatori avevano teso una rete tra due alberi, e il leone ci era finito dentro. Più si dibatteva, più le corde si stringevano. Ormai non riusciva quasi più a muoversi.

Tutti gli animali sentirono. Nessuno si mosse.

Tranne uno.

Il topolino arrivò correndo nel buio, si infilò tra le maglie della rete e cominciò a rosicchiare. Una corda. Poi un’altra. Poi un’altra ancora.

Ci mise tutta la notte. Aveva i denti che gli facevano male e le zampe che tremavano, ma non si fermò.

All’alba la rete cedette, e il leone rotolò fuori sull’erba, libero.

Guardò il topolino, che era seduto lì accanto, esausto e minuscolo.

«Te l’avevo detto,» disse il topolino.

La morale della favola è questa: non esiste nessuno troppo piccolo per essere utile. Un giorno l’aiuto arriverà proprio da chi avevamo pensato che non contasse niente.

Parole della storia
acacia
Un albero della savana con la chioma larga e piatta.
criniera
Il pelo lungo e folto intorno alla testa del leone.
gazzella
Un animale veloce e leggero, simile a un piccolo cervo.
rosicchiare
Mangiare o tagliare a piccoli morsi con i dentini.
savana
Una grande pianura calda d'Africa, con erba alta e pochi alberi.
squittire
Fare la vocina acuta dei topi.

Hai finito la storia!

Speriamo ti sia piaciuta «Il leone e il topolino».

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