La zampa bianca

Il lupo se ne andò di nuovo, ma non rinunciò.
Corse dal fornaio, e gli disse con voce lamentosa: “Mi sono fatto male a una zampa. Mi metti un po’ di pasta sopra?”
Il fornaio, che aveva paura del lupo, gli spalmò la pasta sulla zampa. Poi il lupo andò dal mugnaio.
“Spargimi un po’ di farina sulla zampa,” disse, “o ti mangio.”
Il mugnaio, spaventato, lo accontentò. La zampa del lupo era bianca come la neve.
Per la terza volta il lupo tornò alla casetta.
Toc, toc, toc.
“Aprite, cari figlioli, è la mamma, e ho portato qualcosa per ciascuno.”
“Fa’ vedere la zampa,” disse il più grande.
Il lupo la posò sul davanzale. Era bianca, bianca come quella della mamma. I capretti si guardarono, e uno di loro sussurrò: “Forse è davvero lei.”
E tolsero il catenaccio.
Appena la porta si aprì, entrò il lupo. I capretti urlarono e corsero a nascondersi: uno sotto il tavolo, uno nel letto, uno nella stufa, uno in cucina, uno nell’armadio, uno sotto il lavandino.
Il lupo li trovò tutti e sei, uno dopo l’altro, e li inghiottì interi, senza masticare.
Solo il settimo, il più piccolo, riuscì a non farsi trovare.