La voce grossa

Non era passata un’ora quando qualcuno bussò.
Toc, toc, toc.
“Aprite, cari figlioli,” disse una voce, “è la mamma, e ho portato qualcosa per ciascuno.”
I capretti si guardarono. Poi il più grande si avvicinò alla porta.
“Non sei la mamma,” disse. “La mamma ha la voce dolce e sottile, e la tua è rauca. Sei il lupo!”
Dall’altra parte della porta ci fu un lungo silenzio. Poi i passi si allontanarono.
Il lupo, infatti, era proprio lui. Corse fino al mercato del villaggio, e comprò un grosso pezzo di gesso. Lo mangiò tutto, fino all’ultima briciola, e provò a parlare: la voce gli era diventata sottile e dolce, quasi come quella di una mamma.
Tornò alla casetta e bussò di nuovo.
Toc, toc, toc.
“Aprite, cari figlioli, è la mamma, e ho portato qualcosa per ciascuno.”
La voce era quasi perfetta. Ma proprio in quel momento, il lupo posò la zampa sul davanzale della finestra, e i capretti la videro: era nera come il carbone.
“No!” gridarono insieme. “La mamma ha la zampa bianca. Sei il lupo!”