La mongolfiera
Restava il problema di Dorothy. «Il Kansas è oltre il deserto,» disse l’ometto. «Ma io ci sono arrivato in mongolfiera, e in mongolfiera potrei riportarti indietro.»
Per tre giorni cucirono insieme strisce di seta verde e costruirono un pallone enorme, con una cesta di vimini appesa sotto. Il mattino della partenza tutta la Città di Smeraldo si radunò nella piazza.
«Vieni, Dorothy!» chiamò l’ometto, già dentro la cesta. «Salgo io per primo a tenere fermo il pallone!»
Ma proprio in quel momento Toto vide un gattino tra la folla e schizzò via ad abbaiare. Dorothy corse a prenderlo, lo afferrò — e mentre tornava indietro le corde della mongolfiera, tese dal vento, si spezzarono di colpo.
Il pallone schizzò in alto con l’ometto dentro, che agitava le braccia e gridava qualcosa che nessuno riuscì a sentire. Salì, diventò un puntino verde e sparì oltre le nuvole. Nessuno lo rivide mai più.
Dorothy si sedette per terra e pianse. Era rimasta indietro, di nuovo. Lo Spaventapasseri, che adesso era il nuovo sovrano della Città di Smeraldo, le mise una mano di paglia sulla spalla e non disse niente, perché aveva capito che certe volte è meglio così.
Poi Dorothy si ricordò del Berretto d’Oro. Il capo delle Scimmie Alate le spiegò che poteva comandarle tre volte, ma che le Scimmie non potevano volare oltre il deserto: quello era fuori dal loro paese.
«Allora andiamo da Glinda,» disse il soldato dai baffi verdi. «La Strega Buona del Sud. È la maga più potente di tutte, e non ha mai fatto del male a nessuno.» E così il gruppo si rimise in viaggio per l’ultima volta, verso sud.